L’anno nero delle morti in carcere: 69 suicidi nel 2009

Pubblicato il 20 Dicembre 2009 15:46 | Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre 2009 15:48

«Marco Toriello, 45 anni, tossicodipendente, gravemente ammalato, venerdì scorso si è ucciso impiccandosi nella sua cella del carcere di Salerno. Si tratta del sessantanovesimo recluso che si toglie la vita dall’inizio dell’anno. Viene così eguagliato il triste ‘record’ del 2001: il numero più alto di detenuti suicidi nella storia della Repubblica».

È quanto denuncia l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere evidenziando che «il totale dei detenuti morti nel 2009 sale così a 171». «Anche per Marco – sottolinea l’Osservatorio – come in altri casi recenti, i famigliari non credono al suicidio e vogliono che la magistratura intervenga, disponendo un’indagine. E se è vero che ogni nuova morte in carcere si presta ad alimentare sospetti e polemiche (e i parenti hanno il sacrosanto diritto di chiedere e ottenere una verità certa), l’attenzione alla singola vicenda non deve far dimenticare che le “morti di carcere”rappresentano sempre e comunque una sconfitta per la società civile».

«Negli ultimi 10 anni – ricorda l’Osservatorio – nelle carceri italiane sono morte 1.560 persone, di queste 558 si sono suicidate. Per la maggior parte si trattava di persone giovani, spesso con problemi di salute fisica e psichica, spesso tossicodipendenti».

Secondo l’Osservatorio non è assolutamente «scontato e inevitabile» che i detenuti muoiano con questa «agghiacciante frequenza» di 1 ogni 2 giorni.

«I morti – evidenzia ancora l’Osservatorio permanente sulle morti in Carcere – sarebbero molti meno se nel carcere non fossero rinchiuse decine di migliaia di persone che, ben lontane dall’essere ‘criminali professionalì, provengono piuttosto da realtà di emarginazione sociale, da storie decennali di tossicodipendenza, spesso affette da malattie mentali e fisiche gravi, spesso poverissime. Oggi – denuncia ancora l’Osservatorio – il carcere è pieno zeppo di queste persone e il numero elevatissimo di morti ne è conseguenza diretta».

Negli anni 60, fa notare l’associazione «i suicidi in carcere erano 3 volte meno frequenti di oggi, i tentativi di suicidio addirittura 15 volte meno frequenti e non certamente perchè a quell’epoca i detenuti vivessero meglio. Oggi il 30% dei detenuti è tossicodipendente, il 10% ha una malattia mentale, il 5% è sieropositivo hiv, il 60% una qualche forma di epatite, in carcere ci sono paraplegici e mutilati, a Parma c’è una sezione detentiva per ‘minorati fisicì e si potrebbe continuare».

«Le misure alternative alla detenzione – prosegue l’associazione – vengono concesse con il contagocce: prima dell’indulto del 2006 c’erano 60.000 detenuti e 50.000 condannati in misura alternativa; oggi ci sono 66.000 detenuti e soltanto 12.000 persone in misura alternativa. Più della metà dei detenuti sono in attesa di giudizio, mentre 30.500 stanno scontando una condanna: di questi quasi 10.000 hanno un residuo pena inferiore a 1 anno e altri 10.000 compreso tra 1 e 3 anni. Molti di loro – conclude l’Osservatorio – potrebbero essere affidati ai Servizi Sociali, anzichè stare in cella: ne gioverebbero le sovraffollate galere e, forse, anche la conta dei ‘morti di carcerè registrerebbe una pausa».