Lapo Elkann: “Da 20 anni tra i narcotici anonimi. Quando sei in Rehab, non contano i soldi…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Ottobre 2020 17:45 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2020 17:45
Lapo Elkann: "Da 20 anni tra i narcotici anonimi. Quando sei in Rehab, non contano i soldi..."

Lapo Elkann: “Da 20 anni tra i narcotici anonimi. Quando sei in Rehab, non contano i soldi…” (foto Ansa)

Lapo Elkann si è raccontato intimamente nel corso di una intervista con il Corriere della Sera: “Da 20 anni tra i narcotici anonimi, quando sei in rehab, non conta se sei ricco”.

Lapo  Elkann si è raccontato nel corso di una intervista rilasciata a Candida Morvillo per Il Corriere della Sera, ha parlato dei narcotici anonimi e della sua Rehab.

“La mia prima volta con una sostanza? Non posso chiamare “sostanza” un essere umano, ma la prima volta è stata una prostituta.

Dopo essere stato abusato, ero confuso, non sapevo se ero etero, mi chiedevo se ero io colpevole.

Col se*so a pagamento, avevo il controllo, sapevo quello che stava succedendo.

Ma questo ha incrementato il buco e ha portato a uno scalare di problematiche, perché il passo successivo sono gli spinelli e via via peggiorando.

Il mio problema non è una “sostanza” in sé, ma il fatto che non so limitarmi.

Posso lasciare la coca, ma diventare ossessivo-compulsivo o work alcoholic e lavorare 14 ore al giorno. L’intensità è una forma di sostanza, una dipendenza.

Il demone è lì, non dorme, devi sempre domarlo. Da vent’anni, faccio un’ora al giorno con i narcotici anonimi, ho completato “i 12 passi” quattro volte.

La sobrietà è il mio orgoglio più grande, perché, senza, non ho niente, rischio di perdere le mie aziende, le persone che amo, me stesso.

Ho provato anche i Rehab a cinque stelle, ma se stai male non conta se sei ricco, povero, se hai l’Aids: sei uguale agli altri. Il mio gruppo di narcotici anonimi è in America: lo preferisco perché lì si parla di soluzioni, non di problemi.

Se ho mai pensato al suicidio? A New York, dove ho vissuto per un po’ dopo l’incidente di Torino. Abitavo al 33esimo piano: la tentazione di buttarmi era continua. Non ho avuto il coraggio e l’amore per la vita è stato più forte” (fonte Il Corriere della Sera).