L’arcivescovo di Trento ai giovani: “Internet e sms isolano dalla realtà”

Ilaria Del Prete*
Pubblicato il 26 Gennaio 2010 11:30 | Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio 2010 11:36

"I ragazzi dialogano solo con il computer e restano lontani dalla realtà"

Nonostante le dichiarazioni fatte da Benedetto XVI durante la Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali, in cui ha individuato nel web un’opportunità per la Chiesa di portare avanti la propria opera di evangelizzazione e catechesi, da Trento si è levata una voce contraria.

“La realtà è partecipativa”, con queste parole l’arcivescovo Luigi Bresson ha messo in guardia giovani e famiglie sui rischi legati  all’uso scorretto delle nuove tecnologie, in particolare internet e sms. Durante la prima giornata di Educatamente, settimana di eventi sul tema dell’educazione promossi dall’Azione cattolica, la parola d’ordine è riscoprire il valore dello stare assieme.

Lontano dal demonizzare telefonini e computer, che pure ha ammesso di utilizzare, monsignor Bresson ha rilevato la tendenza odierna all’isolazionismo giovanile, di una generazione per cui il confronto avviene soltanto se mediato da tali mezzi. “A volte – ha affermato l’arcivescovo – ci sono delle distorsioni, e i ragazzi invece di stare con gli amici dialogano solo con il computer e restano soli, lontani dalla realtà”.

Per affrontare il problema, due le strade possibili: educazione e responsabilità. Per quanto riguarda la prima, Bresson non ha risparmiato un consiglio alle famiglie, dettato dalla sua convinzione “che si può e si deve educare, soprattutto ad essere adulti responsabili”. Imparare a dire qualche no, questo il segreto per genitori sempre più lontani dal ruolo di guida nella formazione dei figli e più propensi ad un rapporto alla pari, da amici. Sulla responsabilità, invece, non se l’è sentita il monsignore di mettere sotto accusa i giovani “bamboccioni”, ritenendo necessaria, prima di abbandonare la casa paterna, una stabilità e una sicurezza oggi lontane anche a causa della crisi economica.

Consigli ma anche rimproveri dall’arcivescovo, che ha notato uno svilimento del ruolo delle parrocchie nell’immaginario collettivo: “In diverse famiglie si è data la priorità, ad esempio, all’allenamento di calcio piuttosto che alla catechesi o all’oratorio. Lo sport è importante per stare assieme, ma non basta”.

*Scuola di Giornalismo Luiss