Laura Flora Stuardo, Giovanni Pia “morboso”: non può farle visita

di Edoardo Greco
Pubblicato il 4 Settembre 2015 20:11 | Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2015 20:12
Laura Stuardo, Giovanni Pia "morboso": non può farle visita

L’articolo della Stampa

TORINO – Giovanni Pia è stato tenuto alla larga: da Laura Flora Stuardo, dai suoi familiari e dal personale dell’ospedale di Bergen, che ha notato atteggiamenti sopra le righe, “morbosi”. Il compagno della donna caduta il 19 luglio scorso dal terzo piano della Costa Fortuna, in una crociera fra i fiordi norvegesi, non è fra le persone ammesse a visitarla.

La Stuardo, 53 anni, è riuscita a sopravvivere a un volo da decine di metri mentre la nave era ancorata nel porto di Flam. Un incidente? Forse no, se è vero che Pia è indagato per tentato omicidio.

Sono emersi alcuni fatti: il primo è che il comportamento di Pia non era normale, così come avevano notato i familiari della donna, gli infermieri e i medici. E la Stuardo, quando è stata trasferita da Bergen a Torino, ha chiesto che Pia non fosse più fatto avvicinare alla sua camera. Raccontano Paola Italiano e Andrea Rossi su La Stampa di Torino:

Laura Flora Stuardo è precipitata dalla cabina al terzo piano della Costa Fortuna, ancorata nel porto di Flam, alle sei di sera. Soccorsa nel giro di pochi minuti, è stata trasportata all’ospedale di Bergen. Lì è rimasta, in coma farmacologico, finché il 30 luglio si è deciso che le sue condizioni di salute le consentivano di avvicinarsi a casa ed è stata trasportata a Torino con un aereo sanitario. È su quei dieci giorni in Norvegia che – in parallelo alle verifiche sulla lite probabilmente avvenuta a bordo della nave da crociera – si concentrano le indagini coordinate dal pm Marco Sanini.

In quei giorni concitati e molto dolorosi sia i medici norvegesi che i famigliari di Laura Stuardo hanno raccontato una lunga serie di episodi e atteggiamenti sopra le righe che coinvolgono Giovanni Pia. Tanto che a un certo punto all’uomo è stato impedito l’accesso al reparto in cui era ricoverata la compagna. Sua figlia e l’ex marito con la sua nuova compagna – partiti da Torino per raggiungerla e starle accanto – da quel momento non l’hanno più lasciata sola. Si sono dati il cambio, senza più lasciare sguarnita la camera della clinica universitaria Haukeland.

Altro elemento è che una volta rientrata in Italia, vigile e cosciente, i medici di Città della Salute che l’avevano presa in cura le hanno chiesto chi voleva ammettere alle visite in reparto; e Laura Stuardo ha fatto soltanto tre nomi: la figlia, l’ex marito e la sorella.

Atteggiamenti morbosi, scatti d’ira, tentativi di avvicinare i medici. Comportamenti su cui ora i militari torinesi cercano di fare luce per completare un quadro che continua a essere nebuloso.

La ricostruzione dei fatti avvenuti la sera del 19 luglio non è semplice, anche perché i ricordi di Laura Stuardo sono sbiaditi. Le certezze non sono molte: era in vacanza con Pia, suo compagno da tre anni con cui i rapporti erano altalenanti e i problemi frequenti. Nessun altro era con loro. Non voleva uccidersi. Un membro dell’equipaggio della Costa Fortuna, lo stesso che ha dato l’allarme, ha raccontato di aver udito un violento litigio provenire da una cabina del ponte 10 e di essersi affacciato. «Quando ho guardato giù, una donna stava cadendo in acqua». Una spinta. Una colluttazione dall’esito tragico. O una disgrazia.