Cogne a Roma, “annegò il figlio durante una gita in pedalò”

Pubblicato il 24 ottobre 2011 11:51 | Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2011 13:54

ROMA – Il delitto più odioso, quello compiuto dalla madre sul proprio figlio, si trasferisce dagli scenari lugubri dell’alta montagna in inverno e approda ai salotti dei Parioli d’estate. Una storia che ricorda la “mamma di Cogne”, ancora una volta una signora per bene, come fu Anna Maria Franzoni. Una casalinga per scelta, con un matrimonio impeccabile, una casa costosa e una posizione da difendere. La crepa, a Cogne come a Roma, è individuata dai magistrati in un figlio di pochi mesi capace di mettere in crisi con la sua presenza non voluta. Che Federico, come Samuele, non fosse voluto ce lo dicono la cronaca e gli atti dell’accusa. Non ce lo dicono la sua mamma e il suo papà. Loro non accettano quella crepa, piangono una morte di cui respingono la responsabilità.

Il marito di Laura, la mamma dei Parioli, assomiglia al marito di Anna Maria, la casalinga bene di Cogne. Difende la moglie, la scagiona. Di più: il dubbio degli inquirenti è che non abbia voluto vedere quello che era successo. Forse la più classica delle depressioni post partum, male che è passato dai manuali di psichiatria alle pagine di cronaca proprio dopo Cogne. La crepa, prima che la vita di Federico finisse giù da un pedalò, poteva (doveva?) essere intuita dal marito.

La Cogne di Roma ha un aspetto più signorile, non c’è la solitudine della Franzoni, trasferita da giovane sposa dalla provincia emiliana alle montagne isolate della Val d’Aosta. La vita di Laura Pettenello è in una casa in corso Trieste con il marito commercialista, le vacanze estive a Porto Ercole, la baby sitter fissa. C’è poi quel terzo figlio forse non voluto. Federico a sedici mesi cade dal pedalò in una mattina d’agosto e annega, la mamma si accorge che è morto dopo un po’ e quando lo porta all’ospedale non c’è più niente da fare. Mesi dopo, a ottobre, arriva l’arresto. Non un incidente, ma un omicidio premeditato, è l’accusa. Nessuno spargimento di sangue, nessuna camera da letto imbrattata come a Cogne. Solo un pedalò, magari qualche pianto isolato al largo, impossibile da ascoltare. Forse un rimorso dimenticato dopo una doccia allo stabilimento. Poi un funerale privato e il ritorno alla solita vita, e alle occupazioni di sempre che per una casalinga per scelta si chiamano hobby. Tutto come prima fino a venerdì sera: i carabinieri suonano e portano via Laura, accusata di omicidio. Il giudice ha deciso per i domiciliari in una clinica. Indagato anche il marito che forse ha capito e saputo ma ha mantenuto il silenzio. L’accusa per lui è di concorso colposo in omicidio e favoreggiamento.