Laura Roveri: “Volete liberarvi della ex? No problem, 3 mesi e siete a casa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 settembre 2014 12:43 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2014 12:43
Laura Roveri: "Volete liberarvi della ex? No problem, 3 mesi e siete a casa"

Il post-denuncia di Laura Roveri

VERONA – “Volete liberarvi della ex? Fate pure: dopo tre mesi siete di nuovo a casa”: a parlare è l’amarezza di Laura Roveri, 25 anni. Cinque mesi fa il suo fidanzato di allora le ha sferrato quindici coltellate.

“Ha cercato di ammazzarmi con premeditazione e io ho rischiato la vita, da tre giorni è già a casa in pantofole con i suoi genitori e a me invece hanno dato la scorta per proteggermi da lui visto che abitiamo a soli 13 chilometri di distanza. Se questa è la nostra giustizia, allora in Italia la giustizia non esiste”,

dice a Laura Tedesco del Corriere della Sera.

Era il 12 aprile scorso quando, di notte, il suo ex Enrico Sganzerla l’ha aggredita con un coltello in una discoteca di Vicenza. Di quell’aggressione, omicidio premeditato secondo l’accusa, non è rimasta solo la paura: Laura porta ancora i segni sul corpo. Ma a pesare è il ricordo di quei momenti.

“La verità è che io non sono e non potrò mai più essere la stessa persona di prima. Ho rischiato la vita due volte, quando mi ha accoltellato e quando, alcuni giorni dopo, hanno dovuto operarmi d’urgenza per un aneurisma. Ai giudici, però, evidentemente non è bastato per punirlo. E siccome mi sono salvata, a soli cinque mesi di distanza da quando ha cercato di uccidermi gli hanno già concesso i domiciliari nella casa dei suoi genitori. Questo è un insulto non solo a me ma a tutte le donne. Ci dicono di denunciare gli uomini violenti e si fanno le campagne contro il femminicidio. A cosa servono prevenzione e sensibilizzazione, se poi il trattamento giudiziario che spetta a un omicida mancato è un soggiorno a casa con mamma e papà?”.

Sganzerla, commercialista di 42 anni, è stato in carcere meno di due mesi, poi ha ottenuto i domiciliari in una clinica per “compiere un percorso terapeutico e rieducativo”. Questo fino a martedì 16 settembre, quando il giudice per le indagini preliminari di Vicenza, Dario Morsiani, ha concesso i domiciliari nella casa dei genitori a Cerea, a dieci minuti da Nogara, dove vive invece Laura, che dice:

“Io adesso ho paura, temo che possa venire a cercarmi. Per me è un incubo da cui speravo di uscire e che invece ricomincia da zero. È come se mi stessero accoltellando di nuovo”.