Libero: “Per laurearsi in legge a Bari devi studiare Vendola e i diritti gay”

Pubblicato il 27 settembre 2012 15:01 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2012 15:13
Nichi Vendola

Nichi Vendola (LaPresse)

ROMA – “Per laurearsi a Bari si deve studiare Vendola“. Il quotidiano Libero scrive che il corso di Sociologia del diritto della laurea di legge dell’università di Bari richiede agli studenti di acquistare, e studiare, un libro scritto da Nichi Vendola sui diritti degli omosessuali. Il libro, con prefazione firmata dal governatore dell Regione Puglia e leader di Sel, affronta le tematiche del matrimonio gay, dell’adozione e delle leggi contro l’omofobia. Il quotidiano scrive che gli studenti di Azione Universitaria, area vicina al Pdl, sono insorti contro l’inserimento del libro vendoliano nel programma d’esame.

Libero scrive:

“Tanto per semplificare: pare che a Bari, per laurearsi in legge, ora si debba studiare il meraviglioso mondo di Nichi Vendola. Cioè, per superare l’esame di Sociologia del Diritto occorre obbligatoriamente attingere al manifesto vendoliano: quel «delirio di emozioni» (parola di Nichi) che pertiene ai diritti delle comunità Gay, alle adozioni, alla ridiscussione della famiglia sancita dalla Costituzione, che fanno di Vendola una strana ibridazione tra Ozpetek e Mariano Rumor. Tutto legittimo, per carità. Ma il problema è che tutto questo è politica. Che diventa materia d’esame, da quando il professor Luigi Pannarale ha deciso di adottare come testo per la sua materia un libro con prefazione a firma di Vendola; e che di Vendola stesso, diventa il messale politico”.

Il quotidiano riporta poi le parole dei ragazzi di Azione Universitaria, che hanno dichiarato:

“Eravamo abituati ai libri di testo faziosi e di parte in cui vengono estromesse, a discrezione dei docenti, parti fondamentali della storia, ma che il libro scaturito da un progetto personale di un leader politico diventi oggetto, obbligatorio, di studio è davvero sconcertante. persino la presentazione del volume da parte della casa editrice ne certifica parzialità e connotazione politica”.  

Una dichiarazione, quella di Azione Universitaria, che si scontra con “i soliti studenti di sinistra“, come li definisce Libero, e che dà il via ad una contrapposizione ideologica a cui il quotidiano afferma di non voler partecipare. Il punto infatti è che il corso di Sociologia del Diritto è, scrive Libero, un corso facoltativo scelto magari “giusto per tirare il fiato” dai manuali di diritto romano, come il Torrente-Schlesinger, che può dunque essere tolto dal proprio piano di studi.

Il quotidiano sceglie poi di sottoscrivere il pensiero di Francesco Fischetti, di Generazione Futuro:

“Qui non si dovrebbe discutere delle tesi, condivisibili o meno, esposte nel testo, ma dei costi della pubblicazione stessa che è stata finanziata con risorse dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia. Quanto ci costa questo extra? Se proprio uno ama alla follia il Vendola giurista non era meglio un seminario ad hoc, magari a pagamento?”.

Ma la questione che si potrebbe discutere partendo da questo episodio è ben diversa e va oltre il politico di turno. Se Libero punta il dito contro Vendola, dovrebbe farlo anche verso tutte quelle pubblicazioni di professori universitari che obbligano i ragazzi a comperare libri da lor medesimi scritti e che esprimono il loro punto di vista.

Nel mondo degli studenti universitari, soprattutto per quanto riguarda le facoltà umanistiche e giuridiche, nel programma d’esame spesso vengono adottati testi (costosi) scritti da professori o persone a loro vicine (a cui tornano gli introiti della vendita) il cui acquisto si rivela “fondamentale” per il conseguimento dell’esame.

E non sono rari casi di studenti che hanno testimoniato come sia consuetudine, presso taluni di questi professori, non ammettere nemmeno all’esame lo studente (squattrinato) che non è in possesso del (costoso quanto a volte inutile) libro. Un punto forse decisamente più interessante da sostenere nella realtà dei tagli alla scuola ed alle università, che quasi portano alla privazione del diritto allo studio. Perché lo studio, a volte forse anche i giuristi più esperti e colti lo dimenticano, è un diritto sancito dalla Costituzione e non un modo di spremere soldi dagli studenti, indipendentemente dal loro orientamento politico.

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