Lavinia Flavia Cassaro, professoressa anti poliziotti indagata e verso il licenziamento

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 marzo 2018 13:51 | Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2018 17:06
Lavinia Flavia Cassaro, ecco perché la prof che augura la morte ai poliziotti non può essere licenziataLavinia Flavia Cassaro, ecco perché la prof che augura la morte ai poliziotti non può essere licenziata

Lavinia Flavia Cassaro, ecco perché la prof che augura la morte ai poliziotti non può essere licenziata

TORINO – Si prospetta il licenziamento per Lavinia Flavia Cassaro, la prof che ha augurato la morte ai poliziotti. Una decisione del tutto attesa ma non così scontata. L’ufficio per i provvedimenti disciplinari può infatti licenziare il docente soltanto in questi casi: assenze ingiustificate dalla scuola, rifiuto senza motivo valido di un trasferimento disposto dall’amministrazione, falsa attestazione della presenza in servizio e altre false dichiarazioni, reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste, condanna penale definitiva in relazione alla quale è prevista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La prof è indagata per istigazione a delinquere, oltraggio a pubblico ufficiale e minacce.

L’Ufficio scolastico regionale del Piemonte informa quindi di avere notificato, oggi, il provvedimento disciplinare a Lavinia Flavia Cassaro. La sanzione è stata prospettata “in considerazione della gravità della condotta tenuta dalla docente”.

Inoltre, c’è un precedente a cui si potrebbe fare riferimento e che, questa volta, riguarda un poliziotto che aveva utilizzato delle frasi ingiuriose contro una carica dello Stato. L’agente, che in estate aveva postato su Facebook un video in cui riprendeva una persona di colore insultando lui e la presidente della Camera Laura Boldrini, è stato sospeso per due mesi, ma a febbraio è stato reintegrato in servizio. Anche per lui era stata chiesta una destituzione che, alla fine, non è arrivata. Perché, quindi, applicare due pesi e due misure? La sensazione è che le richieste di licenziamento che sono state fatte pubblicamente e a gran voce dagli esponenti politici sia frutto di una forzatura dettata dalla campagna elettorale che sta per concludersi.