Lecce, case popolari in cambio di voti: 48 indagati, anche uno della Lega e uno del Pd

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 settembre 2018 13:22 | Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2018 13:51
Lecce, case popolari in cambio di voti: 48 indagati, anche uno della Lega e uno del Pd

Lecce, case popolari in cambio di voti: 48 indagati, anche uno della Lega e uno del Pd (Foto Ansa)

LECCE – Avrebbero assegnato case popolari in cambio di voti: questa l’accusa per 48 persone indagate a Lecce con l’accusa, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, abuso d’ufficio e falso ideologico. La notizia è riportata dall’angezia Ansa e da vari quotidiani, sia locali sia nazionali.

Tra i 48 indagati ci sono ex amministratori comunali, consiglieri comunali, alcuni dei quali ancora in carica, e dirigenti del Comune di Lecce. I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti nei confronti di sole nove persone nell’ambito di una inchiesta scattata nel 2013 in seguito alla denuncia di un cittadino leccese.

Agli arresti in carcere sono finiti, scrive l’Ansa, Umberto Nicoletti e Nicola Pinto, accusati del pestaggio, nel 2015, dell’uomo che nel 2013 con la sua denuncia diede il via all’inchiesta penale. Arresti domiciliari per gli ex assessori Attilio Monosi e Luca Pasqualini, attualmente entrambi in carica come consiglieri comunali nel centrodestra, per il consigliere comunale del Pd Antonio Torricelli, anche in carica, per il dirigente comunale Lillino Gorgoni e per Andrea Santoro, quest’ultimo accusato nell’ambito dell’episodio di pestaggio del denunciante. La sua posizione è stata valutata meno grave rispetto a quella degli altri due aggressori finiti in carcere.

Obbligo di dimora per Monica Durante e Monia Gaetani, entrambe leccesi, che, secondo le accuse della Procura, avrebbero la funzione di “collettore elettorale”, mettendo cioè in contatto gli abitanti della zona 167 della città, considerata dall’accusa l’epicentro del voto di scambio, con gli interessati ad ottenere i voti elettorali. Per altri cinque dipendenti comunali in servizio presso l’ufficio casa e ufficio patrimonio è stata chiesta l’interdizione temporanea dai pubblici uffici.

Per gli altri 34 indagati non è stato preso alcun provvedimento restrittivo. Tra questi c’è anche il senatore leccese della Lega Roberto Marti, dal 2004 al 2010 assessore a Lecce ai Servizi sociali e ai progetti mirati e alle pari opportunità. I reati che gli vengono contestati sono abuso d’ufficio e falso ideologico.