Lecco, il catalogo online delle donne single a loro insaputa: caso archiviato?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 maggio 2018 11:11 | Ultimo aggiornamento: 11 maggio 2018 11:11
Lecco, il catalogo online delle donne single a loro insaputa: caso archiviato?

Lecco, il catalogo online delle donne single a loro insaputa: caso archiviato?

ROMA – Rischia di non cominciare nemmeno il processo contro Nicola Antonio Marongelli, l’autore del controverso catalogo online delle donne single di Lecco, circa 1200 nomi con relative foto presi pari pari dai loro profili Facebook col copia/incolla, senza che le dirette interessate ne sapessero nulla.[App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play]

L’uomo è iscritto nel registro degli indagati, l’avvocato delle 15 donne che gli hanno fatto causa lamenta la lentezza nell’istruzione di un processo e paventa l’eventualità che tutto si risolva in un nulla di fatto. Era stato sufficiente, all’editore di “Donne single di Lecco” (distribuito in forma di e-book onlineal prezzo di sei euro e 74 centesimi la copia), verificare lo “status sentimentale” dei profili su Facebook di 1218 lecchesi.

“Siamo in attesa della notifica di conclusione delle indagini, ma nei giorni scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo, la dottoressa Silvia Zannini, mi ha fatto sapere di aver bisogno ulteriore tempo per condurre altri approfondimenti — spiega l’avvocato Marraffino al Corriere della Sera —. Auspichiamo ci sia la richiesta di rinvio a giudizio, ma il timore è che invece il giudice decida per l’archiviazione. Anche se il catalogo è stato ritirato dal web, riteniamo che l’illecito ci sia stato, non dimentichiamo che in quella pubblicazione sono finite anche vedove e minorenni. Le donne che si sono rivolte a me sono state violate nei loro diritti e dipinte sulla piazza virtuale della rete come disponibili solo perché single. Ricordo il caso di una giovane arrivata nel mio studio in lacrime perché durante una visita medica nella sala d’aspetto della clinica alcune persone parlavano del catalogo in tono allusivo. Si era sentita colpevole senza motivo. Un’altra era stata improvvisamente subissata di richieste di amicizia e anche qualche proposta decisamente spinta. Dal punto di vista civile si potrebbe già agire, ma avrebbe poco senso visto che Marongelli potrebbe non essere in grado di risarcirle. Abbiamo scelto la strada del processo penale, si tratterebbe del primo di questo in genere in Italia, proprio per lanciare un messaggio forte. Puntiamo a una condanna per diffamazione, anche se sappiamo che sarà difficile perché il caso non ha precedenti”.