Legge 104, permesso per curare parenti malati: la prof balla il tango

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 Marzo 2015 11:41 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2015 15:29
Legge 104, permesso per curare parenti malati: la prof balla il tango

Legge 104, permesso per curare parenti malati: la prof balla il tango

PALERMO – Usufruiva dei permessi per accudire il padre malato ma in realtà andava a ballare il tango. L’ultima “furbetta della 104” viene dalla Sicilia: si chiama Claudia Sortino, 39 anni, supplente di matematica a Palermo. La storia è raccontata da Lara Sirignano dell’agenzia Ansa. Sistematicamente la donna sfruttava i 3 giorni al mese previsti dalla Legge 104, la normativa nata 22 anni fa per permettere ai lavoratori di curarsi o assistere parenti che abbiano handicap o problemi di salute certificati. Li agganciava ai weekend e invece di assistere il padre, invalido totale, andava in tournèe europea di tango. Ma non ha fatto i conti con i colleghi, probabilmente stufi di dover tappare i suoi buchi a scuola mentre lei piroettava in giro per l’Europa. Tant’è che alla fine qualcuno ha deciso di segnalarla in via anonima alla polizia e per gli agenti del commissariato San Lorenzo di Palermo non è stato difficile trovare le prove: la donna è stata denunciata per truffa aggravata ai danni dello Stato.

Per lei l’insegnamento era evidentemente un hobby, sul suo profilo Facebook annoverava svariate attività: dalla partecipazione alla Scuola di magia e stregoneria di Hogwarts (quella di Harry Potter) al lavoro come maestra di ballo alla scuola “Alterazioni Tango”. Nessun cenno a quella che doveva essere la sua occupazione principale. Sul social network postava tutti gli eventi ai quali partecipava col suo compagno, un ballerino argentino, e aveva prestato il volto a un manifesto pubblicitario, rintracciabile in rete, di una sua esibizione a Barcellona. Per essere certi del raggiro i poliziotti, però, l’hanno attesa all’aeroporto di Palermo, dove era atterrata dopo un balletto ad Amsterdam.

Al momento del fermo si è giustificata, molto infastidita peraltro, sostenendo di essere stata in Olanda per una terapia a cui il padre doveva sottoporsi. Solo che con lei non c’era il familiare disabile, ma il compagno ballerino. La polizia l’ha denunciata per truffa aggravata, ma il reato potrebbe essere derubricato in illecita appropriazione di erogazioni dello Stato. Oltre alla prof ballerina, gli agenti hanno sentito una serie di colleghi e la preside della scuola in cui insegnava a contratto. La direttrice dell’istituto non avrebbe nascosto una certa irritazione dopo aver scoperto che i salti mortali fatti per aggiustare l’orario, in modo da tappare le assenze della supplente, dipendevano da un giro sulla pista da ballo.

L’abuso della 104, del resto, è un’abitudine dura a perire in Italia, in particolar modo in Sicilia. Lo scandalo dell’Istituto Santi Bivona di Menfi (Agrigento), dove 70 insegnanti su 170 risultavano malati o con 104, è il sintomo di una patologia del sistema. Qui più che le vacanze pagate, l’uso della 104 serviva a prendere punteggi in graduatoria e ottenere posti in cattedra al Centro-Nord. Secondo l’inchiesta della procura di Agrigento negli ultimi 5 anni, dalla Sicilia hanno ottenuto il trasferimento solo “invalidi che insegnano educazione fisica, sordi che ascoltano le interrogazioni in inglese”.

Ma nelle altre regioni i fatti non sono meno gravi. Corrado Zunino sul quotidiano la Repubblica, riporta alcuni dati del Ministero dell’Istruzione sugli abusi della 104A Cagliari, Istituto comprensivo Cossu Teulada, su 29 docenti in ruolo 25 sono portatori di handicap o hanno familiari di primo grado non indipendenti. All’Isis Caselli di Napoli 43 insegnanti su 72 hanno la necessità di accudire un parente. In provincia di Caserta il primato spetta al Cavour di Marcianise: uno ogni tre si assenta per problemi clinici. Al liceo Newton di Roma, il prof di storia dell’arte è stato rinviato a giudizio per truffa continuata: anche lui aveva ottenuto i giorni di permesso per assistere il padre, lieve portatore di handicap. Ma puntualmente si recava a Caprese, provincia di Arezzo, per condurre studi pagati sulle riproduzioni di Gesù nelle opere di Michelangelo.