La legge “salva suicidi” cancella debito da 500mila euro a un artigiano che non poteva pagare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Ottobre 2020 11:35 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2020 11:35
La legge "salva suicidi" cancella debito da 500mila euro a un artigiano che non poteva pagare

La legge “salva suicidi” cancella debito da 500mila euro a un artigiano che non poteva pagare (Foto Ansa)

Un debito da mezzo milione di euro cancellato a un artigiano di Prato che non era in grado di pagarlo. La decisione del giudice che applica la legge “salva suicidi”.

Grazie alla legge “salva suicidi”, un artigiano di Prato si è visto cancellare un debito di 500mila euro che aveva accumulato e che a causa della crisi non sarebbe mai riuscito a saldare.

L’uomo ha firmato infatti una fideiussione da 500mila euro. Ha fatto di tutto per aiutare l’azienda e saldare i suoi debiti. Quindi, verificata la sua buona fede e preso da lui ciò che era nelle sue reali possibilità (70mila euro) e i restanti 430mila sono stati cancellati.

Come riporta La Stampa, l’uomo, che oggi ha 57 anni, lavorava come artigiano per una piccola azienda di termoidraulica specializzata in impiantistica civile. Nel 2012, quando i conti avevano iniziato a mettersi male, il titolare aveva cercato di far entrare nel capitale della società anche i dipendenti. E poi, per scongiurare il fallimento, gli era stato persino chiesto di firmare come garante la fideiussione da 500mila euro per provare ad andare avanti.

Le parole dell’avvocato dell’artigiano e del giudice

“Se un attimo prima il nostro assistito ci avesse chiesto consiglio nel merito, io gli avrei detto di non farlo”, sottolinea il legale del 57enne. “Abbiamo capito subito che c’erano tutti gli estremi per passare il vaglio della meritevolezza e ottenere la sdebitazione. Perché lui non si era mai esposto prima, aveva sempre pagato le tasse e mai aveva giocato d’azzardo. Aveva messo la firma su debiti che non erano suoi, e probabilmente lo aveva fatto senza nemmeno conoscere, in modo compiuto, tutte le conseguenze di quella firma”.

“Rilevato che l’indebitamento non è riconducibile a negligenza del debitore, ma piuttosto alla sua volontà di sostenere la società, impiegandosi in prima persona al fine di garantire l’accesso della stessa al credito bancario, rilevato che non è stata riscontrata l’esistenza di atti in frode […] dichiara inesigibili i crediti non soddisfatti”, ha scritto il giudice nella sentenza. E così, a 57 anni, l’artigiano ha trovato un nuovo lavoro e ora potrà pensare al suo futuro. (Fonte La Stampa).