La parabola di Lele Mora, dalla cella alla libertà: “Depresso, ha perso 50 Kg”

Pubblicato il 2 agosto 2012 13:33 | Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2012 13:33

Lele Mora in una foto di qualche anno fa

MILANO – Dopo lo spaventoso contrappasso arriva anche il tempo della redenzione della favola al contrario di Lele Mora. Uscirà dal carcere di Opera dopo più di un anno di detenzione, sconterà il resto della pena in una comunità di recupero. Il perchè di questa decisione glielo si legge addosso. Nel corpo smagrito e nelle guance scavate: è depresso, vittima di un forte stress, ha perso 50 chili. Per questi motivi, dopo un’ora di colloquio, il giudice del Tribunale di sorveglianza di Milano ha deciso che Lele Mora sconterà il resto della sua pena di 4 anni e 3 mesi per bancarotta fraudolenta nella comunità Exodus di Don Mazzi.

Non era facile da digerire il passaggio traumatico dalle gaudenti vacanze in Sardegna, con tronisti e vallette, dalle feste kitsch a Milano, alla vita del carcere di Opera. Qualche estate fa una foto lo ritraeva comodamente adagiato, lui sempre diafano e pingue, su un divano nella sua villa in Costa Smeralda. Con lui alcuni tronisti tv che gli massaggiavano i piedi. Difficile ora immaginarlo 50 chili in meno, smagrito e pentito. Perché pare che vada dicendo: “E’ stata soltanto colpa mia”. “Risarcirò i creditori”. “Colpa mia” la bancarotta fraudolenta della LM Management, la fabbrica di stelle e stelline della tv. Una condanna, quella subita, che gli impedirà di riavere una sua attività imprenditoriale in futuro. E poi ci sono i creditori: significa che se mai in futuro Lele Mora lavorerà, lo farà per risarcirli.

Naturalmente ad attenderlo c’è poi un altro, sostanzioso processo. Quello in cui è imputato, con Emilio Fede e Nicole Minetti, per reati legati alla prostituzione nell’ambito delle notti di Arcore. Quando, stando all’accusa, portava ragazze “sveglie” del dorato mondo milanese per le feste di Berlusconi. Sembra una vita fa. Se quel processo finirà con una condanna Lele Mora dovrà rassegnarsi a tornare in carcere. Un’altra pagina della sua favola al contrario.