Leonardo Cazzaniga, medico di Saronno: “Li ho uccisi per pietà, ne vado fiero”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 gennaio 2018 11:38 | Ultimo aggiornamento: 11 gennaio 2018 11:38
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Leonardo Cazzaniga, medico di Saronno: “Li ho uccisi per pietà, ne vado fiero”

BUSTO ARSIZIO (VARESE) – “Li ho uccisi per pietà, ne vado fiero. Sono il migliore come medico”. Queste le parole di Leonardo Cazzaniga agli psichiatri che lo hanno visitato. Lui, insieme alla sua amante, l’infermiera Laura Taroni, è coinvolto nella vicenda dei morti in corsia (9 i decessi accertati) all’ospedale di Saronno. Secondo gli psichiatri entrambi erano in grado di intendere e di volere all’epoca dei fatti. Gli psichiatri parlano di “delitti in coppia”, ovvero commessi senza “la presenza di una condizione di assoluta predominanza di un soggetto sull’altro” – che sarebbero invece delitti “di coppia” – ma in una condizione tra i due di “mutua concordanza” che si è formata “dall’incontro tra due volontà”.

“A torto o a ragione ero considerato la persona più importante e carismatica del pronto soccorso. Io mi ritengo, se non il migliore, uno dei migliori medici. Sì il migliore per la vastità della mie competenze”, ha raccontato Cazzaniga agli psichiatri aggiungendo che “praticava l’ostentazione culturale anche nei verbali di pronto soccorso, dove utilizzava un italiano ‘alto e desueto’ e talora il latino”. Nei colloqui cita Milton, Schopenhauer, Foucault ed Heidegger e, “nel raccontare – è scritto nella perizia fa riferimento al proprio narcisismo, termine su cui tornerà quasi con compiacimento e specificando: ‘Sono narcisista con grandiosità dell’Io'”. Sono sempre stato un medico con difficoltà a rispettare norme e autorità. il mio superiore è solo quello che è più bravo di me. Qualcuno mi ha definito un fuoriclasse”, ha aggiunto.

Cazzaniga fornisce anche le motivazioni di quei cocktail che somministrava ai pazienti (nove quelli che secondo l’accusa avrebbe ucciso mentre altri 18 casi sono ancora all’analisi dei consulenti della Procura): “L’ho fatto come una forma di pietà, di cui sono fiero“. “Ho maturato la convinzione che fosse inumano e anti-pietas comportarsi sul morente in modo accanente” nei confronti di pazienti “in fase terminale, preterminale”. E per terminali “intendo minuti, mezz’ore e ore, per me era semplicemente accompagnarli alla morte”. Si è detto contrario a far parte di gruppi ideologici di pressione: “Non mi unisco ai Radicali”. Coi colleghi si definiva “‘Dio’ per scherzo”, e al Codice di deontologia medica si sentiva di aderire “solo parzialmente”. “Mi permetto di giudicarne i limiti”, ha spiegato Cazzaniga.

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