Levane (Arezzo): padre uccide la figlia di 4 anni con un coltello e tenta il suicidio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Aprile 2020 13:50 | Ultimo aggiornamento: 21 Aprile 2020 18:51
Levane (Arezzo): padre ferisce a morte la figlia di 4 anni con un coltello e tenta il suicidio

Levane (Arezzo): padre ferisce a morte la figlia di 4 anni con un coltello e tenta il suicidio (Foto Ansa)

AREZZO – Una bimba di 4 anni è stata uccisa con un coltello nella casa dove viveva con la famiglia a Levane (Arezzo). Secondo gli investigatori a colpirla sarebbe stato il padre che ha poi tentato il suicidio gettandosi in un pozzo. L’uomo è stato poi recuperato dai vigili del fuoco e portato in ospedale. Le sue condizioni non sarebbero gravi.

L’uomo, Bilal Napia, è un operaio originario del Bangladesh. La bambina presenta una ferita alla gola. Piccole escoriazioni per il fratello che ha 12 anni. Sotto choc la madre che al momento non è in grado di parlare.

L’uomo ha tentato di uccidere anche l’altro figlio, 12 anni, il quale, pur ferito dal padre, è riuscito a fuggire in un appartamento vicino, nello stesso edificio. Inoltre, sembra che nell’azione violenta l’uomo non sarebbe stato capace di aprire la porta, che non era stata serrata, dell’abitazione dove il figlio è scappato: così il bimbo si è salvato. Ora sia il padre, in gravi condizioni, sia il 12enne sono ricoverati in ospedale.

L’uomo ha un lavoro: è dipendente di un’azienda di pulimentatura di cui è titolare un connazionale. Con l’emergenza Coronavirus in questo periodo si trovava a casa e percepiva la cassa integrazione. La violenta aggressione è avvenuta quando la moglie è uscita a fare la spesa alla Coop e lui è rimasto in casa coi figli.

L’uomo è stato trasferito all’ospedale della Gruccia, in Valdarno, in codice giallo. Portato nello stesso ospedale, in codice giallo secondo quanto appreso, anche il fratello della bambina morta: presenterebbe piccole ferite alla testa.

“Da qualche giorno sapevamo che non era calmo, tanto che la moglie ha chiamato il dottore perché lo vedeva nervoso. Sembra che il medico gli abbia prescritto qualcosa per farlo stare tranquillo”. Così alcuni bengalesi, connazionali e vicini di casa, descrivono la situazione dell’uomo.

La palazzina è abitata da bengalesi. L’uomo, un operaio con un lavoro, come tutti era a casa per il Coronavirus ma i vicini lo ricordano negli ultimi giorni come preoccupato, agitato. Tra gli inquilini non si esclude che avesse problemi economici, anche se lo stesso 39enne fruiva regolarmente della cassaintegrazione in deroga riconosciuta nell’emergenza Covid-19. Intanto i carabinieri cercano l’arma con cui ha ucciso la figlia. Potrebbe essere nel pozzo dove si è gettato, dove l’acqua ha una certa profondità. 

Tra le prime ipotesi d’accusa c’è quella di omicidio volontario aggravato da crudeltà e grado di parentela ma le indagini sono in corso.  (Fonte: Ansa)