Liberalizzazioni: tassisti sul piede di guerra, sos dei negozi

Pubblicato il 7 Gennaio 2012 19:22 | Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio 2012 19:25

ROMA – Tassisti sul piede di guerra e sos dei commercianti sul fronte liberalizzazioni. I primi pronti a dare battaglia nel caso che il Governo ritorni a mettere mano alle regole del loro settore, i secondi lanciando un vero e proprio grido di allarme sulle conseguenze che, la deregulation, potrà avere in termini occupazionali.

''Non siamo una lobby, una corporazione o una categoria di privilegiati – dice Loreno Bittarelli, presidente nazionale Uritaxi – Siamo contrari a ogni forma di liberalizzazione dei taxi perchè l'esperienza di altri Paesi dimostra che ovunque si è liberalizzato il servizio si è puntualmente verificato un accaparramento delle licenze da parte di chi ha maggiori disponibilità di capitali, creando così una sorta di oligopolio che ha condizionato il mercato, e non liberalizzato''.

Secondo Bittarelli neanche la posizione dell'Antitrust, cioè "aprire il settore" ma concedere a ogni tassista una nuova licenza, è condivisibile perchè ''i margini economici della nostra attivita' sono molto ridotti'' e ''se raddoppiassimo il numero delle licenze in circolazione otterremmo un dimezzamento del numero di corse pro-capite per ogni tassista''.

Serve invece ''una vera riforma del servizio'', basata su una ''maggiore fluidità di circolazione dei mezzi pubblici''. In mancanza della quale – conclude il leader dei tassisti – se il Governo dovesse cedere alle pressioni e operare le liberalizzazioni ventilate – la categoria si unirebbe ''a tutte le categorie ingiustamente colpite e lotterà duramente e ad oltranza''.

Un vero e proprio grido d'allarme invece, viene dai commercianti di Confesercenti. Dopo che ieri il presidente della confederazione Marco Venturi aveva parlato di ''101.163 negozi in meno'', come saldo tra nuove imprese e quelle che hanno chiuso i battenti negli ultimi 6 anni, di un calo medio delle vendite dal 2006 al 2011 del 18% e di una perdita di oltre 300 mila posti di lavoro, dall'associazione arrivano anche oggi numeri preoccupanti. Per effetto delle liberalizzazioni e della crisi nei prossimi tre anni ''chiuderanno 80 mila esercizi commerciali e si perderanno 240 mila posti di lavoro''.

L'organizzazione dei negozi medio piccoli è contraria a un'ulteriore liberalizzazione del settore perchè ''sarebbe un vantaggio solo per la grande distribuzione e non darebbe alcun beneficio ai cittadini''.