Libia, “Quale film, è al Qaeda”. Washington manda marines e due navi da guerra

Pubblicato il 13 settembre 2012 1:50 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2012 1:56
Chris Stevens

Chris Stevens (Foto Lapresse)

WASHINGTON – Vento di guerra Libia-Stati Uniti? La Cnn dice che l’attacco all’ambasciata Usa a Bengasi è stata opera di Al Qaeda, l’america è piombata di nuovo nell’incubo terrorismo ma questa volta parte subito in contropiede: ha rimpatriato tutti i diplomatici e i funzionari presenti in Libia, ha inviate altre marines e droni e il Pentagono ha mandato due navi da guerra. Per ora solo a vigilare, un domani chissà…

Può di più un film su Maometto, per quanto blasfemo, o l’anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle? Probabilmente il secondo. Ne sono convinti a Washington, e non solo. Ormai pare evidente che l’attacco alla sede diplomatica americana a Bengasi costato la vita a all’ambasciatore Chris Stevens è stato organizzato da al Qaeda.

Dopo nemmeno ventiquattr’ore dalle proteste coordinate all’ambasciata del Cairo e al consolato di Bengasi l’incubo terrorismo torna con la chiarezza delle voci di “funzionari Usa” citati dalla Cnn: “L’attacco era stato pianificato da al Qaida, il film su Maometto è stata un diversivo”. Washington ha deciso di rimpatriare tutto il personale diplomatico e non che si trova in Libia e il Pentagono sta muovendo due navi da guerra verso le coste libiche, sostiene la stampa americana.

Le due navi da guerra non hanno una missione specifica, afferma la stampa americana, ma devono essere pronte a qualsiasi missione ordinata dal presidente. Le unità, armate con missili Tomahawk, sono la USS Laboon e la USS McFaul.

Solo poche ore prima il presidente Barack Obama alla commemorazione delle vittime degli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono aveva ricordato: “La nostra guerra è contro al Qaida, contro i suoi affiliati, e non contro l’Islam o contro altre religioni”.

Gli Stati Uniti ”restano vigili”: ”dobbiamo assicurarci di continuare a esercitare pressione su Al Qaida e gli affiliati in altre parti del mondo, come il Nord Africa e il Medio Oriente. Questa e’ una cosa che sono determinato a fare”, ha inoltre affermato Obama in’intervista alla Cbs che andrà in onda domenica.

E quasi a dimostrare che è ancora viva e vegeta, a differenza di Osama bin Laden, al Qaeda ha armato di missili lancia granate le mani dei militanti di Bengasi, “preparati per un assalto militare”, come ha spiegato  il think tank britannico Quilliam.

L’assalto è avvenuto in due ondate: una prima che ha spinto i funzionari americani a lasciare il consolato per un luogo più sicuro, la casa rifugio della sede diplomatica, e la seconda proprio contro questa zona.

Si sarebbe trattato di un attacco mirato, proprio nel giorno in cui l’ambasciatore Stevens, già inviato speciale al Consiglio nazionale transitorio a Bengasi durante la rivolta contro Gheddafi, era arrivato da Tripoli in Cirenaica per la seduta del Congresso libico.

Secondo un comunicato attribuito ad Al Qaeda, l’assalto sarebbe “una reazione della milizia Ansar Al-Sharia alla conferma della morte di Abu al-Libi”, numero due della rete terroristica islamica.

Alcuni testimoni parlano di miliziani islamici “armati”, che “avevano bloccato tutte le strade di accesso alla sede Usa e dicevano di voler uccidere tutti quelli che si trovavano dentro”. Sofian Kadura, un pilota di aerei, ha raccontato ad alcuni media francesi: “Quando ho visto il caos sono andato lì con il mio Ak47, faccio ancora parte di una milizia per la sicurezza a Bengasi. Avevano bloccato tutte le strade, avevano Ak47, Rpg, mitragliatrici pesanti montate sui Pick-up. Erano certamente miliziani islamici. Non mi hanno fatto passare”. A chi ha fatto notare che nell’edificio lavoravano anche dei libici “hanno risposto che non avrebbero mai dovuto accettare di lavorare per gli americani, e che erano stati gli agenti della sicurezza ad aprire il fuoco per primi”.

Che ci fossero cellule di al Qaeda in Libia, e soprattutto in Cirenaica, era cosa nota ai servizi segreti americani e britannici dalla fine del 2011. Il capo di al-Qaeda, Ayman al Zawahiri, avrebbe inviato alcuni dei suoi  uomini in Libia durante la guerra civile, per prendere il controllo delle zone un tempo dei lealisti di Gheddafi.

Anche il numero due di al Qaeda, Abu Yahya al-Libi, era libico. Era, visto che è stato ucciso proprio da un raid aereo statunitense nel Waziristan pakistano lo scorso giugno. Ma la notizia è stata confermata solo l’11 settembre da al Zawahiri. Lo stesso giorno degli attacchi alle Twin Towers. Lo stesso giorno degli attacchi alle ambasciate americane in Egitto e Libia.

L’invio di militari Usa. Intanto Washington avrebbe deciso di inviare immediatamente duecento marines in Libia per rafforzare la sicurezza nelle sedi diplomatiche di Tripoli e Bengasi. In Libia dovrebbe arrivare anche una squadra di ‘teste di cuoio’ del Fast, il Fleet Antiterrorism Security Team. La squadra è composta da una cinquantina di marines che rappresentano la punta avanzata delle forze specializzate americane nella lotta al terrorismo. I Fast dovrebbero collaborare con le forze dell’ordine libiche per individuare ed assicurare alla giustizia gli autori dell’attacco costato la vita a quattro americani.

Washington invierà anche alcuni droni per sorvolare Bengasi e altre località nell’est della Libia. Questi aerei senza pilota potranno colpire i responsabili dell’attacco alla sede diplomatica di Bengasi. Lo riporta la Cnn citando alcune fonti, secondo le quali la proposta di usare droni dovrebbe essere approvata a breve dal Pentagono e dalla Casa Bianca.

 

 

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