Libia: i 4 italiani rapiti da scafisti per scambio detenuti? Alfano: “Non si tratta”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 luglio 2015 8:58 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2015 22:39
Libia: i 4 italiani rapiti dagli scafisti? Il timore di passaggi di mano

Libia: i 4 italiani rapiti dagli scafisti? Il timore di passaggi di mano

ROMA – I 4 italiani sequestrati in Libia – Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla –  potrebbero essere in mano ai trafficanti di uomini di Zuara. Questo potrebbe alzare il prezzo del riscatto. E lo stesso ministro dell’Interno, Angelino Alfano, non esclude che il rapimento sia stato messo in atto per chiedere lo scambio con scafisti detenuti in Italia. Ma aggiunge perentorio: “Non si tratta”.

Per i quattro italiani si teme il passaggio tra gruppi, anche se i criminali hanno difficoltà a organizzare gli spostamenti degli ostaggi. Gli scafisti avrebbero perso diversi mezzi e fonti di profitto nella zona e potrebbero aver tentato il colpo che, dato il clamore mediatico potrebbe far impennare il prezzo del riscatto a cifre altissime.

Viaggiavano di notte e senza scorta. “Mi hanno detto” che nell’interrogatorio l’autista degli italiani rapiti “ha raccontato di essere arrivato da ovest (dalla Tunisia, ndr). Dice di essersi accorto che dietro di lui c’era un’ auto e che quand’erano a circa cinque chilometri da Mellitah quella macchina li ha costretti a fermarsi e a deviare verso sud”. A parlare, intervistato dal Corriere della Sera, è Mustafa Sanallah, presidente e ad della National Oil Corporation (Noc), l’ azienda che gestisce l’impianto di Mellitah, dove lavorano i quattro tecnici della Bonatti sequestrati nei giorni scorsi.

Secondo Sanallah, i rapitori si sarebbero allontanati dalla strada principale “per poter catturare gli italiani” e ripartire poi verso ovest, la stessa direzione da cui erano arrivati. “Sfortunatamente – continua l’ad della Noc – è stato fatto qualche errore, sono state violate le procedure di sicurezza”; “i quattro italiani viaggiavano in macchina soltanto con l’autista, senza nessuno che li proteggesse. E poi dopo il tramonto… erano le nove e mezza di sera, non si può fare”. “Le procedure – spiega il capo della compagnia petrolifera di Tripoli – dicono che avrebbero dovuto viaggiare via mare invece che dalla terraferma. Non è stato prudente, non era certo un viaggio sicuro…”. Sottolinea poi l’impegno della società per i rapiti: “abbiamo messo in campo tutte le forze possibili per cercare di aiutare gli amici italiani”.