Libia, guardacoste umiliato: salva migranti, scafisti armati riprendono barca

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 febbraio 2015 20:01 | Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2015 20:31
Libia, migranti in fuga. Scafisti armati contro guardacoste: "Ridateci barcone"

Libia, migranti in fuga. Scafisti armati contro guardacoste: “Ridateci barcone”

ROMA – “Ridateci il barcone“. Così un gruppo di uomini armati a bordo di un barchino ha minacciato una motovedetta della Guardia Costiera italiana mentre prestava soccorso a un barcone di migranti a circa 50 miglia da Tripoli. Gli uomini armati hanno intimato agli italiani di lasciare loro l’imbarcazione dopo il trasbordo dei migranti. E così è stato fatto.

E’ accaduto domenica pomeriggio, tra le 15 e le 16.  La motovedetta della Guardia Costiera, una volta terminato il soccorso dei migranti, ha lasciato in mare l’imbarcazione usata dagli scafisti, che è finita quindi nelle mani degli uomini armati a bordo del barchino. Probabilmente, verrà usata per nuovi viaggi verso l’Italia. C’è da tener presente che il personale della Guardia Costiera a bordo delle motovedette che fanno operazioni di ricerca e soccorso nel canale di Sicilia non è armato. Ma l’episodio, inedito, è insieme sintesi ed epilogo di una situazione ormai fuori controllo.

Sei i gommoni soccorsi sabato notte, una decina domenica mattina. Barconi carichi di migranti e di disperazione che continuano ad arrivare dalla Libia, a dimostrazione che il timore di una grande fuga dal paese nordafricano manifestato nei giorni scorsi da analisti, 007 ed esperti del Viminale era fondato. E visto il peggiorare della situazione con l’avanzata jihadista, ora fuggono pure gli italiani che vivono lì. La Farnesina ha infatti ordinato la chiusura dell’ambasciata d’Italia a Tripoli e ordinato il rientro di tutti gli italiani presenti sul territorio libico in seguito all’avanzata dell’Isis che ormai ha preso il controllo delle città di Sirte e Derna.

In mare si sono riversati oltre mille migranti. Nella notte sono stati soccorsi in 600: 390 di loro sono stati trasferiti a bordo della nave Peluso della Guardia costiera, altri 184 sono stati soccorsi da una nave islandese del dispositivo di Triton. Domenica un altro gommone è stato intercettato a qualche decina di miglia dalle coste del paese nordafricano e i migranti sono stati presi a bordo da un rimorchiatore dirottato in zona.

Un’altra decina di imbarcazioni, individuate dai mezzi che perlustrano il canale di Sicilia, sono state raggiunte dai soccorsi nel primo pomeriggio a circa 120 miglia a sud di Lampedusa. 290 migranti, fra cui alcune donne incinte, sono attesi in serata a Porto Empedocle (Ag); il gruppo, salvato nel canale di Sicilia, si trova sul pattugliatore d’altura Cp 905 “Peluso”. Altri 285 migranti soccorsi nel Canale di Sicilia sono su un mezzo navale dalla capitaneria di porto islandese che sta invece facendo rotta verso Agusta, nel Siracusano.

Le testimonianze di chi arriva fotografano una realtà che sembra farsi sempre più drammatica. Tra i migranti sbarcati a Pozzallo c’era pure un giovane centroafricano ferito da un’arma da fuoco: alla polizia ha raccontato che a sparargli sono stati i trafficanti, sulle coste della Libia, per costringerlo a salire sui gommoni. Pure i numeri di gennaio dimostrano che la situazione è peggiore di quella del 2014, quando alla fine sono stati 170mila i migranti accolti: 3.538 persone arrivate nei primi 30 giorni del 2015 contro 2.171 sbarcate l’anno scorso.

E quello degli sbarchi potrebbe non essere l’unico problema. Se l’Isis dovesse prendere in mano il traffico degli esseri umani, nessuno può escludere che i barconi possano essere utilizzati per far arrivare in Europa potenziali terroristi.

Sembra non avere dubbi in tal proposito il leader della Lega, Matteo Salvini, che ha subito sparato a zero: “Fosse per me li aiuterei, li curerei e darei loro cibo e bevande. Li soccorrerei ma li terrei al largo e non li farei sbarcare. Ne abbiamo abbastanza”, ha scritto su Facebook e su Twitter a proposito dei dieci barconi a sud di Lampedusa.

Ora a preoccupare sono le intenzioni del governo italiano che secondo il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni e della Difesa, Roberta Pinotti, sarebbe pronto a intervenire per fermare l’avanzata del Califfato.

Ma sulle affermazioni del titolare della Farnesina inveisce Renato Brunetta, capogruppo dei deputati di Forza Italia: “Il nostro ministro degli Esteri venga in parlamento anziché rilasciare dichiarazioni alla stampa. Sono degli irresponsabili. Renzi, il ministro degli Esteri e il ministro della Difesa dicono che l’Italia farà un intervento di terra in Libia senza avere il mandato del parlamento, questi sono pazzi”.

Alcune ore dopo, però, è lo stesso leader di Fi, Silvio Berlusconi, a schierarsi con l’esecutivo e a dichiarare con tutt’altri toni: “Accogliamo con favore l’intento del governo di non abdicare alle responsabilità che ci derivano dal ruolo che il nostro Paese deve avere nel Mediterraneo. Un intervento di forze militari internazionali, sebbene ultima risorsa, deve essere oggi un’opzione da prendere in seria considerazione per ristabilire ordine e pace”.

Di contro, il M5s si oppone “a qualsiasi intervento militare in Libia. Ai ministri Pinotti e Gentiloni – dicono Alessandro Di Battista e Carlo Sibilia del direttorio – che oggi hanno annunciato per mezzo stampa un intervento militare scavalcando nuovamente il parlamento, suggeriamo di venire a riferire in aula prima di assumere decisioni dal carattere unilaterale e in violazione dei principi costituzionali. Per il M5s la sicurezza dei cittadini italiani rappresenta un’assoluta priorità, ma credere di poter trovare una soluzione pacifica alla questione libica scandendo, come accaduto nel 2011, nuovi attacchi e mietendo migliaia di vittime innocenti, è una posizione che rasenta la follia”.