Licenziare nel pubblico? Un sindaco dice come: “Basta anticipare il tribunale”

Pubblicato il 1 Luglio 2012 18:06 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2012 18:06

VERONA – L’impiegato beccato con una tangente da 10mila euro. L’altro che arrotondava lo stipendio con le pratiche funerarie, la lavoratrice che prendeva il permesso per assistere il padre malato ma in realtà correva all’università. Storie da una normale amministrazione comunale, talmente sentite che hanno il sapore del consueto, del già visto. Ma c’è un sindaco, in Veneto, che passa dall’osservazione di piccole e grandi scorrettezze nel settore pubblico ai fatti: licenziare i dipendenti. E ci riesce a davvero, a quanto dice. Superando le resistenze dei sindacati. Bypassando ricorsi al Tar e al tribunale del lavoro.

Mario Faccioli, sindaco di Villafranca di Verona, ha già licenziato sei persone. Pignolo, si definisce. “Una zecca fastidiosa”. Eletto nel centrodestra, lo hanno già soprannominato “dux”. Spulcia le cartelle, incrocia i dati. Trova le incongruenze e, davanti alle prove, licenzia. “Più che altro miserie”, dice al Corriere del Veneto. “Premesso che io sono una zecca fastidiosa e mi controllo tutti gli atti amministrativi, non dico che sia facile ma probabile trovare anomalie in certi comportamenti. Basta fare degli incroci e se qualcosa non va lo scopri. Le norme per licenziare ci sono. Eccome. E siccome sono pignolo le conosco. È lo stesso contratto nazionale che ti permette di agire. E devi farlo subito, altrimenti diventa più difficile”.

Ecco la sua strategia: “Bisogna anticipare l’atto penale. Perché quando inizia l’iter in tribunale sei fregato, devi aspettare i tre gradi di giudizio prima di licenziare. Ma se lo fai prima, avendo tutte le carte che dimostrano la bontà del tuo provvedimento, è fatta. Verifico gli atti con i miei legali e applico il licenziamento senza preavviso. Lo dico anche ai miei colleghi sindaci: se conosci le norme puoi fare e strafare”. E le proteste sindacali? Le blocca in un attimo: “Ai sindacati dico che dovremmo essere dalla stessa parte quando ci sono delle persone che con il loro atteggiamento fregano i colleghi. Non è giusto. Io ho dei dipendenti di prim’ordine e non voglio che per il mal agire di qualcuno si pensi che tutti sono dei lavativi. Io li voglio sul pezzo. E gli faccio la posta”.