Licenziare i prof violenti. Presidi: “Non possiamo”. Sindacati: “Abusi contro di noi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 ottobre 2014 13:44 | Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2014 13:44
Licenziare i prof violenti. Presidi: "Non possiamo". Sindacati: "Abusi contro di noi"

Licenziare i prof violenti. Presidi: “Non possiamo”. Sindacati: “Abusi contro di noi”

TREVISO – Libertà di licenziare i prof violenti. Lo chiedono i dirigenti scolastici ma il più delle volte non si va al di là di un richiamo disciplinare e i tempi biblici della magistratura non aiutano. I sindacati ovviamente sono contrari: così sarebbe impossibile preservare i docenti da eventuali abusi dei presidi. La polemica nasce dopo l’ennesimo caso a Treviso: il maestro Franco Cadicamo, di 59 anni, che era solito mantenere l’ordine in classe a suon di sberle, calci, strattoni e tirate d’orecchi. Alla fine è stato sospeso ma ci sono volute le segnalazioni di tre dirigenti scolastici delle tre diverse scuole in cui ha insegnato nell’ultimo anno e mezzo, due denunce e la prova inappellabile dei filmini registrati con le microtelecamere installate nelle aule, per fermarlo.

A notificargli la misura cautelare è stata la squadra mobile di Treviso disposta dal tribunale del riesame di Venezia. Nei venti episodi contestati all’insegnante grazie ai video si vede Cadicamo usare piedi e mani con facilità sugli alunni: bastava che si alzasse dalla cattedra per far scattare un’istintiva difesa dei con le mani a coprire testa o sedere. In classe, quando toccava l’ora di Cadicamo, l’atmosfera cambiava e imperava una specie di terrore.

 

Aldilà dei tempi della giustizia, è lecito domandarsi: possibile che, in casi come questo si debba attendere l’intervento di un giudice? Non esiste un sistema di sanzioni disciplinari che comporti l’allontanamento, cautelare e tempestivo, dell’insegnante sospettato di abusi? Le tutele sono effettivamente troppe. Il provveditore agli Studi del Veneto Daniela Beltrame spiega:

“Il sistema attuale è un punto di equilibrio tra il diritto alla conservazione del posto di lavoro e le giuste ragioni di servizio”.

Le procedure di licenziamento, che prevedono raccolta di prove, intervento di ispettori, contestazione formale e contraddittorio, devono continuare a rimanere di competenza degli uffici scolastici regionali, spiega ancora Beltrame:

“Mentre i dirigenti scolastici dovrebbero essere messi nelle condizioni di verificare a priori la qualità e la competenza degli insegnanti attraverso un colloquio”.

Ma per i sindacati sarebbe invece un abuso nei confronti di insegnanti, spesso accusati ingiustamente. Giuseppe Morgante, responsabile della Uil Scuola di Treviso plaude all’allontanamento del maestro violento, però invita a non abbassare la guardia sulle pressioni psicologiche che deriverebbero da un’assoluta libertà dei presidi di decidere chi tenere e chi cacciare.

“Bene le indagini sull’efficienza – aggiunge il sindacalista – ma partendo da ministero, uffici scolastici, e dirigenti. Sono convinto che quelli che avranno meno problemi saranno i docenti”.

Resta il fatto che i licenziamenti sono un evento più unico che raro nel mondo della scuola. Secondo i numeri del Ministero, degli 800mila insegnanti in servizio, circa duemila vengono sottoposti a procedimenti disciplinari ogni anno. Di questi, solo in 29 casi si arriva al licenziamento: 746 vengono archiviati; 4.300 sospesi. Gli altri 1070 circa, se la cavano con un richiamo.