Lidia Macchi, 4 peli sul suo corpo ma non sono di Stefano Binda

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 gennaio 2018 18:59 | Ultimo aggiornamento: 9 gennaio 2018 18:59
Lidia-Macchi-peli-corpo

Lidia Macchi, 4 peli sul suo corpo ma non sono di Stefano Binda

MILANO – C’erano 4 peli pubici sul corpo di Lidia Macchi e nessuno di questi è riconducibile a Stefano Binda, unico imputato per l’omicidio della studentessa di Varese, avvenuto 30 anni fa a Milano. Il colpo di scena è emerso martedì nell’aula gip del Tribunale di Varese, dove i quattro periti incaricati di esaminare la salma riesumata di Lidia Macchi, hanno esposto i risultati della loro relazione.

Binda, ex compagno di liceo della giovane era stato arrestato a gennaio 2016 e rinviato a giudizio con l’accusa di aver violentato e massacrato la giovane con 29 coltellate, forse accecato dal suo credo religioso. Le spoglie di Lidia Macchi  sono state riesumate per cercare elementi di dna riconducibili all’uomo.

Così sono spuntati i quattro peli, senza bulbo, che i periti incaricati dal gip hanno trovato nella zona pubica: appartengono tutti alla stessa persona e secondo gli esperti non sono riconducibili né a Stefano Binda né a un familiare della ragazza. Sono quindi di uno sconosciuto e con molta probabilità si trovavano in quel punto per effetto di un rapporto sessuale, consumato poco prima del delitto. Il primo della sua vita, e consenziente, che Lidia avrebbe avuto proprio quella tragica notte di gennaio del 1987.

L’analisi è stata effettuata dall’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo, dal colonnello del Ris di Parma Giampietro Lago, dal maggiore del Ris Alberto Marino e dalla professoressa Elena Pilli, del dipartimento di biologia evoluzionistica dell’università di Firenze.

I periti, in aula, hanno parlato di unicum nel panorama forense, per l’enorme mole di materiale analizzato su un cadavere riesumato dopo 30 anni. Una volta trasportata la salma in laboratorio, gli esperti hanno dovuto attendere che i resti si asciugassero, poiché erano impregnati d’acqua. Ma a proteggere i reperti è stato proprio il vestito con cui era stata avvolta la salma, un abito da sposa.

Secondo gli esperti inoltre la ragazza sarebbe stata uccisa in un lasso di tempo compreso tra 30 minuti e 3 ore dalla fine del rapporto sessuale.

Privacy Preference Center

Necessari

installato da wordpress di default, non vengono utilizzati in alcun modo

wordpress

Advertising

Analytics

Utilizzati per stimare il traffico del sito

_ga,_gat,_gid,WT

Other