Lidia Macchi uccisa nel 1987, gli indizi contro Giuseppe Piccolomo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Luglio 2014 16:29 | Ultimo aggiornamento: 28 Luglio 2014 16:30
Lidia Macchi uccisa nel 1987, gli indizi contro Giuseppe Piccolomo

Lidia Macchi uccisa nel 1987, gli indizi contro Giuseppe Piccolomo

VARESE – Un cartone con la scritta “elemento anta olmo”. E’ questo uno degli elementi indiziari a carico del presunto ‘killer seriale’ Giuseppe Piccolomo, accusato di omicidio volontario aggravato per la morte di Lidia Macchi, il cui cadavere venne ritrovato nei boschi del Varesotto nel 1987. Il cartone venne trovato sopra il corpo della ragazza uccisa. E’ quanto emerge dagli atti delle nuove indagini condotte in questi mesi sul ‘cold case’ dalla Procura Generale di Milano che ha chiuso l’inchiesta nei confronti dell’artigiano di 64 anni, già condannato all’ergastolo per il cosiddetto ‘delitto delle mani mozzate’ di Carla Molinari, avvenuto nel 2009, e indagato per omicidio anche in relazione alla morte della moglie.

Tra gli elementi a carico di Piccolomo, stando alle indagini del sostituto pg Carmen Manfredda, ci sono le dichiarazioni delle figlie di Piccolomo da cui è partita la nuova inchiesta e che hanno raccontato che l’uomo diceva loro, quando erano piccole, che aveva ucciso Lidia Macchi. In più, le modalità dell’omicidio Macchi sono simili a quelle del delitto delle ‘mani mozzatte’: 29 coltellate nel primo caso, 23 nel secondo e in entrambi i casi con anche fendenti alla gola. Inoltre, gli inquirenti hanno confrontato l’identikit redatto all’epoca sulla base delle testimonianze di quattro ragazze che avevano subito tentativi di aggressione in quel periodo, negli anni ’80, nel parcheggio dell’ospedale di Cittiglio (Varese).

Lo stesso ospedale dove Lidia era andata a trovare un’amica il 5 gennaio del 1987, quando scomparve. Identikit, seguito anche da un’elaborazione cosiddetta ‘photofit’, compatibile, secondo gli inquirenti, con una fotografia che ritrae Piccolomo all’epoca, data la forte somiglianza. Inoltre, il cadavere di Lidia venne trovato coperto da un cartone da imballaggio con su scritto ”elemento anta olmo, maneggiare con cura”. Il sostituto pg ha condotto accertamenti e ha scoperto che quegli imballaggi venivano usati negli anni ’80 da un’azienda di Laveno (Varese) e che il legno di olmo era utilizzato prevalentemente per mobili molto piccoli adatti soprattutto per le camerette dei bambini. Le due figlie di Piccolomo, testimoniando, hanno raccontato che nel 1986 il padre aveva comprato mobili di quel tipo per la camera del loro fratellino. Da un atto notarile, infine, risulta che il primo gennaio del 1986 Piccolomo con la famiglia si era trasferito in una casa distante poche centinaia di metri da quella della famiglia Macchi.