Lidia Nusdorfi aveva un appuntamento, ipotesi delitto passionale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 marzo 2014 20:36 | Ultimo aggiornamento: 2 marzo 2014 20:36
Lidia Nusdorfi aveva un appuntamento, ipotesi delitto passionale

Inquirenti sul luogo del delitto

COMO – Aveva un appuntamento alla stazione, molto probabilmente con l’uomo che l’ha uccisa, Lidia Nusdorfi, 35 anni, assassinata a coltellate nel tardo pomeriggio di sabato 1 marzo nel sottopasso della stazione ferroviaria Trenord di Mozzate.

La donna dunque non si trovava lì perché in arrivo o in partenza con il treno, ma perché qualcuno le aveva dato un appuntamento. Il particolare è stato rivelato dai carabinieri, secondo i quali l’aggressione è stata quindi mirata e non casuale, come dimostrerebbe la stessa dinamica di quanto accaduto. Qualcuno l’ha attesa nel sottopasso, l’ha presa alle spalle e l’ha ferita con diverse coltellate, prima di scappare a piedi.

Letali sono stati i colpi inferti alla gola e al torace. Sono questi i pochi elementi certi da cui parte l’indagine della procura di Como, che lavora ovviamente sull’ipotesi di un delitto passionale, legato alla vita sentimentale della 35enne. Gli investigatori stanno dunque approfondendo gli ultimi mesi di vita della donna, con particolare attenzione alle sue relazioni sentimentali. Nel pomeriggio è stato sentito a Rimini Dritan Demiraj, il 29enne fornaio albanese ex compagno della Nusdorfi che ora vive nella cittadina romagnola con i due figli avuti dalla donna. L’uomo avrebbe un alibi di ferro, tra l’altro confermato dal suo datore di lavoro: è rimasto tutta la notte al forno dove lavora. La sua testimonianza potrebbe dunque essere utile agli inquirenti per ricostruire cosa avvenuto in questi ultimi mesi.

A partire dalla fine del suo rapporto, interrotto sei mesi fa quando la 35enne ha iniziato una storia con il cugino del fornaio, un ragazzo poco più che ventenne. Nata a Garbagnate Milanese nel dicembre del 1978, Lidia Nusdorfi ha vissuto a lungo a Rimini dove è rimasta sino a pochi mesi fa quando ha deciso di tornare in Lombardia, a casa di parenti. Forse cercava un lavoro, dal momento che risulta disoccupata. Dal suo profilo Facebook emerge il ritratto di una donna sensibile, che postava cuoricini, animaletti e poesie romantiche. Un’immagine che stride con la terribile fine nel sottopasso di una stazione ferroviaria. Gli investigatori cercano un uomo abbastanza giovane, come quello che gli unici testimoni indiretti del delitto hanno visto allontanarsi dalla stazione di Mozzate. Lo ha notato in particolare un egiziano, che assieme a un connazionale stava aspettando il treno sul marciapiede quando Lidia è stata assassinata.

I due hanno sentito le urla, si sono avvicinati al sottopasso e uno di loro ha notato quest’uomo, all’apparenza italiano, con l’ombrello, allontanarsi a piedi, attraversare i binari e uscire dal cancelletto della stazione. Sono stati loro a lanciare l’allarme al capostazione. “Capo, capo c’è una signora che sta male”, hanno detto al capostazione Carlo Covini, che è corso e ha visto la donna agonizzante. “Aveva gli occhi sbarrati e non respirava”, racconta il ferroviere. Il 118 è arrivato in sette minuti, precisano i carabinieri, ma non c’è stato nulla da fare, la poveretta è morta dissanguata. Durante la notte i carabinieri hanno controllato le riprese delle videocamere della stazione, una è installata proprio vicino al luogo dell’aggressione, e di altre videocamere in paese per cercare di identificare l’assassino.

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