Lignano: killer ingrati e ottusi, vittime “suicidate” dai soldi

Pubblicato il 18 settembre 2012 11:46 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2012 16:59

Lisandra in una foto dal suo profilo Facebook

LIGNANO – Due killer ingrati con il destino e ottusi all’inverosimile. Due vittime che forse non hanno neanche provato a evitare il peggio, “suicidate” dai loro stessi soldi. Nel delitto di Lignano si sono incontrate due facce della stessa fame di soldi, quella che arriva a uccidere e quella che preferisce morire piuttosto che consegnare il tesoretto. Eccola la banale trama di quello che fino a ieri era un mistero: come si può torturare e uccidere brutalmente una coppia mite, benvoluta dalla comunità, avanti con gli anni. Soli, di notte, in casa. Quale misterioso e contorto movente può aver spinto gli assassini? E invece era il più banale di tutti: il solito, vecchio, appetito di soldi.

L’appetito dei killer ingrati e ottusi. I due fratellastri cubani venuti in Italia per ricongiungersi alla madre che a Lignano Sabbiadoro lavorava da 20 anni. Lisandra Aguila Rico, 21 anni, ha confessato la partecipazione a quell’omicidio dopo che i carabinieri l’hanno trovata in provincia di Salerno, lontana da giorni dal Friuli. Senza spiegare però nel dettaglio il suo ruolo. Appariscente, un filo arrogante. Così la descrivono a Lignano. Faceva la cameriera nella gelateria del compagno (italiano) della mamma.

Laborde Reiver Rico, 24 anni, fratellastro di Lisandra, non è più a Lignano, è riuscito probabilmente a tornare a Cuba. Alto, 150 chili, un bestione. Ma mite e benvoluto, un ottimo cameriere. Il proprietario della sala giochi dove lavorava negli ultimi tempi ha detto: “Il miglior dipendente mai avuto”. I due killer, prima di uccidere, erano due ragazzi cubani come tanti, ma baciati da una fortuna: quella di avere la mamma residente in Italia. E infatti appena hanno potuto l’hanno seguita in un Paese più ricco, con più possibilità. In una terra, Lignano Sabbiadoro, che da decenni è meta di vacanze. Che d’estate offre occasioni e lavori, soprattutto a due camerieri.

Ma il 18 agosto, in piena stagione estiva, Lisandra e Laborde hanno deciso che la loro fortuna non bastava. Ingrati col destino, si sono dimostrati anche ottusi. Ottusi nell’accanimento sulle vittime che non ne volevano sapere di dire dove avessero i soldi in casa. Ottusi perché potevano lasciar perdere, scappare prima che li riconoscessero. Perché Rosetta e Paolo Burgato avevano una coltelleria proprio accanto alla gelateria della mamma dei fratelli cubani. E la furia assassina è scattata quando Paolo, ingenuamente, ha detto a quell’energumeno col volto coperto: “Ma tu sei quello della gelateria”.

E così i due miti coniugi hanno firmato la loro condanna. Una condanna per due vittime “suicidate” dai loro stessi soldi. Pare che in casa i coniugi Burgato tenessero ben più di qualche risparmio. Il tg La7 lunedì sera diceva che avevano 40mila euro dietro un battiscopa. E altrettanto in soffitta. Un tesoretto che tenevano in casa forse per un’antica diffidenza verso banche e investimenti. I risparmi di una vita nascosti sotto il materasso. Fatto sta che la voce di un tesoretto casalingo deve essere girata in paese perché è arrivata alle orecchie dei fratelli cubani. Che una notte di agosto li aspettano in casa per avere quei soldi. Forse all’inizio minacciano e urlano, sventolano i coltelli. Ma loro no, non dicono dove hanno i soldi. Arrivano a torturarli, le ferite di arma da taglio sono parecchie. Ma Rosetta e Paolo non cedono. Muoiono alla fine e i due cubani lasciano la taverna di quella casa con un bottino misero ritrovato tra portafogli e svuotatasche.

Quando il giorno dopo il figlio della coppia ritrova i corpi dei genitori, orrendamente assassinati, gli investigatori non escludono nulla. Un omicidio-suicidio? Un avvertimento finito male? La mala che si accanisce con l’anziana e stimata coppia per chissà quale motivo? Perché è difficile credere che tanta crudeltà sia esplosa per una banale rapina. E invece, dopo la confessione di Lisandra, la verità nella sua disarmante semplicità: due killer ingrati e ottusi, due vittime “suicidate”. Da una parte chi era pronto a uccidere per il denaro, dall’altra chi era pronto a morire per difenderlo.