Liliana Segre, dottorato honoris causa alla Sapienza. Lei cita Primo Levi: “Capire è impossibile, conoscere è necessario”

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 Febbraio 2020 15:45 | Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2020 15:45
Liliana Segre, dottorato honoris causa alla Sapienza. Lei cita Primo Levi: "Capire è impossibile, conoscere è necessario"

A Liliana Segre conferito il dottorato honoris causa in Storia dell’Europa (Foto Ansa)

ROMA – “Capire è impossibile, ma conoscere è necessario”. Con queste parole di Primo Levi, Liliana Segre ha parlato agli studenti dell’Università La Sapienza di Roma, che le ha conferito il dottorato honoris causa in Storia dell’Europa. Accolta dal rettore Eugenio Gaudio e dai ministri dell’Istruzione Lucia Azzollina, dell’Università Gaetano Manfredi e dal capo dello Stato Sergio Mattarella, la senatrice ha ringraziato tutti gli studenti, parlando loro dei temi che le stanno più a cuore. Primo tra tutti i che l’importanza dello studio che per lei “fu fonte di salvezza per riattaccarti a qualcosa che non era dimenticato, che era stato messo da parte, ti aiuta a a riprendere il tuo posto nel mondo, ti aiutava a riprendere i tuoi affetti perduti”.

“Permettetemi di ringraziare tutti – ha detto – ma in particolare gli studenti da nonna nei loro confronti e da loro ho ricevuto molto più di quanto abbia cercato di dare in questi 30 anni”. “Ricordo quando lo scorso anno fui ricevuta dal presidente della Repubblica che mi chiese cosa avessi provato a entrare in Senato, risposi: Dentro di me anche se sono molto vecchia, sono sempre quella ragazzina espulsa dalla scuola per la colpa di essere nata ebrea e che oggi mi vede seduta in Senato in quella mia Italia dove sono nata e cresciuta con la mia famiglia”.

“E’ cambiato l’aspetto e la coscienza che mi hanno vista colpevole d’essere nata e punita con i perché che non avranno mai risposta, con la consapevolezza che qui nel tempio della Sapienza mi fa ricordare il mio maestro Primo Levi che scrisse: capire comprendere è impossibile ma conoscere è necessario”.

“Qui siamo nel tempio della conoscenza – ha proseguito Segre nella sua lectio magistralis – Affrontando una giornata come questa così umanamente e privatamente importante non posso che ricordare tra tanti professori incontrati nella vita, un povero professore francese prigioniero che come me faceva l’operaio schiavo e io facevo per un certo periodo la sua inserviente portandogli i bossoli di mitragliatrice. Lui vedendomi mi chiese che classi avessi fatto perché lui era un docente di storia. Io facevo la seconda media, gli spiegai. Mi disse proviamo a essere io e te come eravamo, liberi. Era un momento assoluto di libertà mentre eravamo vestiti a righe, denutriti, eppure in quegli attimi rubati parlavamo di storia, liberi. Erano momenti di libertà assoluta. Oggi non potevo non ricordarmi di lui, di cui non so assolutamente nulla, eravamo liberi come si è liberi con la conoscenza”.

“All’arrivo nei campi venivano rasati i capelli – ha raccontato ancora la senatrice – era una privazione della femminilità, questa rasatura obbligata la aspettavo in fila. Passò una kapò: avevo una chioma nera selvaggia e questa donna decise che la mia chioma era troppo bella per essere tagliata, rimasi sola con i capelli, tra 31 ragazze che non li avevano più. Naturalmente dopo pochi giorni si coprirono di pidocchi, mi fu visto passeggiare un pidocchio sul viso e fui mandata da sola nel gelo: mi venivano disinfestati i capelli e fui rapata. I soldati passavano ridendo chiedendosi come mai ero ancora al mondo. Entrò dopo poco una ragazza e si mise vicino a me accanto ad una stufetta, fonte di un pò di calore, lei era cecoslovacca io italiana. Lei che aveva due o tre anni più di me mi chiese se sapevo qualche parola di latino: sì io lo ricordavo e fu fantastico. Con quelle poche parole abbiamo parlato della nostra casa lontana, della patria, della famiglia perduta. Fu fantastico trovare una lingua tra noi due. Quella comunità di due ore non l’abbiamo mai dimenticata, ne sono certa. Lo studio fu fonte di salvezza, aiutava a riprendere il tuo posto nel mondo, affetti perduti, ricordi. Non sono mai stata una grande studentessa ma avida di conoscenza”.

“Quando sono entrata in Senato l’unica cosa che potevo fare era combattere tutto quello che ha segnato per sempre la mia vita – ha concluso – Non c’è limite all’odio né all’indurre ad odiare, tantissimi possono essere i modi, le ragioni. I ragazzi sono straordinari, hanno la forza della vita e della scelta, è bello insegnare loro a non odiare”.

Al termine della cerimonia Liliana Segre ha voluto dedicare il riconoscimento ottenuto “a mio padre l’uomo più importante della mia vita ucciso per la colpa di essere nato. Polemiche? Le ignoro..”.

Fonte: Ansa