Lignano, parla Lisandra: “Reiver li picchiava, poi io ho preso il coltello”

Pubblicato il 19 settembre 2012 9:03 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2012 9:06

Lisandra Aguila Rico

ROMA – Paolo Burgato ha riconosciuto il suo aggressore. E quando gli ha detto: “Reiver, lasciaci stare”, il cubano ha perso la testa. Il racconto della notte del 19 agosto, quando a Lignano Sabbiadoro vennero brutalmente assassinato i coniugi Burgato, lo fa Lisandra Aguila Rico, 21 anni, in carcere a Trieste con l’accusa di duplice omicidio. “Mio fratello ha perso la testa perché aveva fatto il suo nome e ha iniziato a picchiarlo. Sentivo dei colpi contro il muro…”. Lisandra si addossa la colpa: “Io tenevo la signora che voleva aiutare il marito. Con la voce roca per non farmi scoprire ho detto a mio fratello ‘non riesco a tenerla’. E allora Reiver ha iniziato a picchiare anche la signora. A quel punto, anch’io ho perso la testa, ho preso il coltello più grande che avevo appoggiato per terra e ho tagliato la gola al signor Burgato e poi anche alla signora…Ho fatto tutto io”. Dopo l’omicidio: “Alla fine ci siamo tolti i vestiti nella casa di Burgato e abbiamo messo tutto, anche i coltelli, nello zaino di mio fratello, a parte le scarpe… Non so dove ha buttato lo zaino. Poi siamo andati a dormire… io a casa mia e lui a casa sua”. Ma gli inquirenti, visti i risultati scientifici, sono certi che due siano stati i coltelli usati, impugnati da due persone diverse.

Il bottino della rapina, però, è magro. I Burgato non svelano dove nascondono i soldi (pare che tenessero 40mila euro dietro un battiscopa). Avevano parte dell’incasso della giornata: 2000 euro in tutto, ma una parte i Burgato erano soliti nasconderla nella cassaforte del negozio. Probabile che con loro avessero solo qualche centinaio di euro. “Io ho preso i soldi dalla borsetta della signora Burgato e li ho dati a Reiver, non so quanti fossero”. La rapina, secondo gli investigatori, era premeditata. I due fratelli cubani volevano tornare a Cuba, avevano già preso i biglietti. In particolare Reiver aveva nell’isola caraibica moglie, un figlio e un altro in arrivo.

Le intercettazioni telefoniche sono state determinanti. Lisandra, localizzata grazie al telefono nella provincia di Salerno dove è stata raggiunta dagli investigatori, sabato scorso parlava con il fratello (tuttora a Cuba, dove è riuscito ad andare) del test del Dna: “L’hanno fatto a mia mamma, se capiscono che sono io…”. Lui: “Stai tranquilla, non possono arrivare a noi”. Ma la telefonata successiva Reiver è decisamente più preoccupato: “Scappa via, scappa via”. Lei: “Ma non ho una lira”. Lui: “Vieni via”. In un’altra telefonata Lisandra è ancora meno accorta: “Come fanno ad avere le impronte se avevamo quelle cose alle mani?”. Che avessero o meno dei guanti, si sa però che il Dna è stato trovato su alcuni mozziconi di sigaretta.

Dalle indagini esce pulita la mamma dei due ragazzi, una signora cubana in Italia da 20 anni. “È certo che non sapeva nulla –  dice al Corriere della Sera il gelataio Enzo Spinelli, suo marito e patrigno dei due giovani – Lei è vittima come me di questa grande tragedia. Anzi, è proprio sconvolta e incredula. Dice “ma com’è possibile che abbiano fatto una cosa del genere, cresciuti come sono con il nonno e la zia, due persone onestissime?”.

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