Lite sul patrimonio dei salesiani: sequestri per 130 milioni

Pubblicato il 18 Marzo 2010 19:21 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2010 19:21

Salesiani alle prese con la giustizia. Il tribunale sta infatti eseguendo in queste ore un decreto ingiuntivo tra Milano, Roma e Torino che aggredisce i loro beni storici in Italia tra proprietà immobiliari e depositi fino ai conti correnti dove affluiscono anche gli accrediti della beneficenza destinata agli interventi e alle iniziative di solidarietà. Le cifre di questa esecuzione forzata sono veramente importanti: gli ufficiali giudiziari hanno incarico di porre i sigilli a beni fino a 130 milioni di euro.

Non era mai accaduto nella storia recente della Santa Sede, nemmeno ai tempi dell’Ambrosiano di Roberto Calvi, nonostante i timori che i liquidatori dell’istituto del banchiere ucciso a Londra potessero rivalersi sullo Ior, la banca del papa, di Paul Casimir Marcinkus. Mai un decreto ingiuntivo per una somma così consistente è diventato esecutivo.

Il patrimonio dei salesiani è il risultato di una storia di eredità contesa che si trascina dal 1990 quando morì senza figli il costruttore di Dio, ovvero il marchese Alessandro Gerini lasciando un patrimonio di 1.500 miliardi di vecchie lire accumulato negli anni ’70 a Roma. Un autentico tesoro: 750 ettari di terreni intorno alla città, aree in gran parte a solo una firma dall’edificabilità, appartamenti, negozi e persino affascinanti casali alle porte di Roma. E ancora: depositi bancari, arredi, quadri e preziosi già valutati almeno duecento miliardi di vecchie lire negli anni ’90.

Beni che Gerini aveva realizzato con importanti interventi edilizi nel Lazio e con un occhio di riguardo ai desideri del Vaticano. Una fortuna che dal giorno della morte è contesa tra diversi gruppi di interesse. Innanzitutto i salesiani, indicati nel testamento come beneficiari del patrimonio, poi Giovanni Paolo II. Tramite il plenipotenziario economico del papato di Wojtyla, il cardinale salesiano José Castillo Lara, cerca di far cadere nella gestione diretta del Santo Padre i beni.

Infine reclamano diritti anche alcuni eredi di terzo grado del marchese. In particolare tre nipoti: Giovanna, Antonio e il marchese Gerino Gerini. Questi avevano ceduto i loro diritti testamentari a un finanziere. Quest’ultimo aveva avviato un contenzioso sia con la direzione generale Opere don Bosco sia con la controllata fondazione ecclesiastica istituto marchesi Teresa, Gerino e Lippo Gerini che prese in carico l’asse ereditario.

Una guerra di carte bollate durata diciassette anni e che sembrava conclusa con un arbitrato nel 2007 quando si giunse a un accordo tra le parti: la fondazione, ovvero i salesiani, versano subito sedici milioni di euro al finanziere che, da parte sua, si impegna ad accettare il 15% del patrimonio Gerini per rinunciare a qualsiasi pretesa sulle enormi proprietà lasciate dal costruttore di Dio.

Senza trovare un accordo, si apre inevitabilmente un’altra causa civile che tra interessi e spese legali porta a lievitare la somma reclamata a quasi 87 milioni di euro. A maggio scorso arriva il decreto ingiuntivo, i salesiani si oppongono ma non c’è niente da fare. In febbraio il giudice Antonia Macchini del Tribunale di Milano concede la provvisoria esecuzione mentre la controversia civile viene rinviata a settembre. Parte l’atto di precetto dell’avvocato Enrico Scoccini che segue questo contenzioso. E da mercoledì gli ufficiali giudiziari vanno in banche e bloccano persino il bene simbolo, ovvero la Casa dell’Opera di don Bosco.