Lo stupratore in camice e Penthotal: “Si sdrai…” E così violentò cento uomini

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Febbraio 2015 16:56 | Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio 2015 16:58
Lo stupratore in camice e Penthotal: "Si sdrai..." E così violentò cento uomini

Lo stupratore in camice e Penthotal: “Si sdrai…” E così violentò cento uomini

MILANO, 3 FEB – Abusò di un centinaio di pazienti, la stragrande maggioranza uomini, dopo averli sedati con degli anestetici. Per questo Roberto Benatti, falso fisioterapista e medico sportivo, era stato condannato in primo grado a 30 anni di carcere e a un milione di euro di risarcimento alle vittime. Benatti si è reso irreperibile appena cominciata l’inchiesta ed è tuttora latitante.

Ma la giustizia potrebbe lo stesso “premiarlo” con una riduzione di pena a 24 anni. Lo ha chiesto il sostituto procuratore generale Laura Barbaini nel processo d’appello a Milano, ritenendo prescritti i reati di truffa, esercizio abusivo della professione medica e detenzione di sostanze stupefacenti. Il difensore dell’uomo, l’avvocato Alberto Talamone, ha sostenuto che l’uomo sarebbe “soggetto a un impulso sessuale incontenibile, e quindi non pienamente capace di intendere e di volere”. La sentenza è prevista per il prossimo 18 marzo.

Benatti, titolare di studi con un avviato giro di clienti a Gallarate (Varese) e in provincia di Belluno, era stato arrestato nel luglio 2007 e poi scarcerato. I carabinieri avevano trovato nel suo computer un archivio con decine di fotografie delle parti intime delle vittime. Gli abusi erano venuti alla luce quando uno dei pazienti, nonostante fosse stato narcotizzato, si era accorto che l’uomo lo stava violentando. Racconta Varese News:

«Nel 2007 il Benatti me lo aveva segnalato un’amica» raccontava. «Io avevo e ho tuttora problemi di schiena a causa di una vertebra, quando sono andato da lui faticavo a camminare, cercavo qualcuno che potesse darmi un aiuto. Per me Benatti era un dottore, una persona qualificata, così mi era stato detto, in studio avevo visto tanto di attestati. Gli ho spiegato i miei problemi, all’inizio mi ha dato delle pastiglie omeopatiche, mi ha visitato la colonna vertebrale, mi ha dato un appuntamento di lì a due-tre giorni. Mi ha detto di portargli radiografie, risonanze e tutti gli esami fatti». La prima visita fu pagata «150 euro in contanti, senza ricevuta».« Mi ha detto di tornare la volta dopo accompagnato da due uomini, per aiutarmi e sostenermi al ritorno, perchè avrebbe dovuto somministrarmi un miorilassante e una dose di calmanti per addormentarmi per il trattamento, e di venire in tuta da ginnastica che era più pratico. L’appuntamento alla fine era di sera, verso le 21 (era prassi consueta per il Benatti ricevere fin dopo le 22 ndr), ero accompagnato da mio zio, mia mamma e un amico di famiglia».

A congiurare contro il Benatti, stavolta, due elementi: il testimone è dotato di un fisico robusto, con spalle da pugile, ed è di carattere ansioso. «Soffro di attacchi d’ansia, ed ero nervoso, lui lo capiva e cercò di tranquillizzarmi, di parlarmi, mi fece prendere delle capsule, più altra roba, forse mi fece anche un’iniezione, questo non ricordo». Nel quarto d’ora prima che i calmanti facessero effetto il Benatti aveva cominciato a manipolare la sua vittima con massaggi “normali”. «Alla fine ero in un un dormiveglia cosciente, capivo quello che succedeva, ma non potevo muovermi, non riuscivo. Dopo ho sentito che lui mi metteva le mani tra le gambe, avevo un’erezione, sentivo cose, lui che lo metteva in bocca, poi ho visto dei flash». Erano quelli della macchina fotografica del Benatti. «Io ero sdraiato. A un certo punto lo vedo che mi tira verso di lui e si abbassa le mutande, sento che mi mette un gel freddo nell’ano, mi penetra con un dito poi io reagisco, scalcio, grido e chiedo aiuto, sapendo che c’erano i miei parenti. Sono sceso dal lettino, nella confusione del mio stato andavo a sbattere dovunque. I miei sono entrati subito sentendomi urlare, hanno visto tutto, gli ho detto: attenti, ha buttato la macchina fotografica nell’angolo, perchè l’avevo visto fare quel gesto. Poi hanno chiamato i carabinieri».

[…] Il pubblico ministero Silvia Isidori non ha avuto difficoltà con i testimoni, bravissimi, per parte loro, considerando che per la vergogna non pochi nemmeno si sono costituiti parte civile. Il pm ha chiesto anche ad ogni testimone quanto avesse pagato, e in che forma, per la parte relativa alla truffa: le cifre andavano dai 400 euro per la singola “manovra” fino ai 2500 euro per un intero ciclo di sedute e trattamenti fisioterapici vari (“normali” e non). In genere i pagamenti avvenivano in contanti e senza ricevute, così hanno detto i testimoni sentiti. Poche le domande di parti civili e difesa. Il caso è drammatico, comportando la violazione più basilare dell’intimità delle persone e della fiducia personale e professionale, ma non sono mancati momenti al limite della comicità involontaria. Come una domanda udita in aula: «Ma la terapia, il Benatti, come gliel’aveva introdotta?»

Il Benatti per procedere ad addormentare i pazienti sosteneva che da svegli la muscolatura scheletrica opponeva resistenza. Ad altri, più in confidenza, il Benatti aveva spiegato che doveva introdurre due dita per via anale per “riallineare il coccige” con il resto della spina dorsale; e per quanto perplessi i testimoni avevano accettato la cosa come una necessità medica («quando poi ho visto le foto dai carabinieri, non è stato bello…»). Per tutti la raccomandazione era di farsi accompagnare, perchè dopo il “trattamento” non si sarebbe stati in grado di guidare. Secondo il racconto di uno dei testimoni odierni, «a quanto mi ha raccontato la mia compagna, mi muovevo, obbedivo ad ordini semplici, vèstiti, appoggiati a me, entra in ascensore, come un automa; ma mentalmente non c’ero».

Il 24 aprile 2013 Benatti era stato quindi condannato a trent’anni di reclusione dal Tribunale di Busto Arsizio (Varese), che aveva anche stabilito un risarcimento da oltre un milione di euro per le vittime, parti civili nel procedimento.