Lombardia incapace di sms: 205mila anziani aspettano almeno fino a Pasqua, l’impietoso confronto con il Lazio

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 29 Marzo 2021 11:36 | Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2021 11:36
Lombardia incapace di sms: 205mila anziani aspettano almeno fino a Pasqua, l'impietoso confronto con il Lazio

Lombardia incapace di sms: 205mila anziani aspettano almeno fino a Pasqua, l’impietoso confronto con il Lazio (Foto d’archivio Ansa)

Lombardia incapace di sms: 205mila anziani aspettano almeno fino a Pasqua. L’impietoso confronto con il Lazio. Addio all’efficienza lombarda, antico mito da inserire tra le vittime del Covid. Fiaccata già dalla gestione della pandemia, il colpo di grazia è arrivato con i vaccini e gli sms di prenotazione. Una Caporetto.

Con in più la beffa e lo smacco che, paradosso, la città più efficiente nella campagna vaccinale è Roma ladrona, ignava e indolente. In principio ci furono le zone rosse, i camici e i reparti Covid da tirare su, poi i tamponi e ora i vaccini. La Regione Lombardia, la locomotiva d’Italia, si è trovata da subito e da sempre in primissima linea nella guerra contro il Coronavirus. E si è dimostrata la più impreparata, la peggio organizzata e la più inefficiente.

Lombardia, caos sms dopo il caso Aria

Ultimo, in ordine di tempo, il caso di Aria, l’azienda regionale che avrebbe dovuto gestire il piano di vaccinazione. Esautorata per manifesta incapacità tra sms mai arrivati e appuntamenti sballati, l’amministrazione capitanata da Attilio Fontana ha chiesto aiuto a Poste Italiane con Guido Bertolaso pronto ad assicurare “avremo il miglior software d’Italia”.

Nel frattempo però ha comunicato agli anziani ancora in attesa del vaccino, over 80 in testa, che per gli sms bisognerà avere pazienza. Funzioneranno da dopo Pasqua. In altre parole la regione dell’efficienza, del lavoro, dell’operosità, del mito non solo leghista del Nord lavoratore e bravo, ha comunicato che non è in grado di mandare 205mila sms (tanti sono gli anziani in attesa) nell’arco non di un giorno, ma di una settimana. A Roma si direbbe che ‘a raccontarlo non ci si crede’.

La gestione Covid e vaccini nel Lazio

E Roma non viene citata a caso perché per paradosso e contrappasso è proprio la Capitale. La città sempre caciarona e pigra, quella del magna magna e del potere corrotto, che si è rivelata più brava e più preparata non solo di Milano, ma di tutto il Nord e di tutta Italia.

E’ Roma infatti, e più in generale il Lazio visto che le cose in tema di sanità sono gestite a livello regionale, il luogo dove la campagna vaccinale viaggia più spedita e dove soprattutto c’è l’organizzazione migliore. Un ‘miracolo’ figlio di due approcci diametralmente opposti alla questione.

Da una parte il Lazio che, prendendo consiglio ed esempio da tecnici israeliani, ha scelto la strada della prenotazione fatta dai cittadini. Per chi vive nel Lazio la procedura per vaccinarsi è quella di andare sul sito messo in piedi dalla Regione, e che via via apre alle nuove fasce d’età, prendere appuntamento scegliendo data e luogo del vaccino. Una procedura che porta via 10 minuti al massimo.

All’opposto la Lombardia che ha scelto di chiamare lei i cittadini per comunicargli dove, come e quando sarebbero stati vaccinati. In pratica a Milano come a Bergamo il cittadino deve solo aspettare un trillo del telefono, confidando che arrivi il prima possibile. Approccio che si è rivelato più complesso e problematico e a cui si sono aggiunti una serie di errori che possono essere definiti umani, come quello di Aria, composto da persone evidentemente non all’altezza dei compiti loro richiesti.