Uccide due donne a Loreto: sopravvissuto racconta

Pubblicato il 29 luglio 2010 21:53 | Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2010 21:53

”Mai avrei pensato che sarebbe finita cosi”. Dal letto d’ospedale, al terzo piano degli Ospedali riuniti di Ancona, Vincenza Mannino, 28 anni, ferita ieri con tre colpi di pistola alle gambe e all’addome, ha ripercorso per tre ore con i carabinieri il folle gesto del suo ex Claudio Alberto Sopranzi, 51 anni, che ha assassinato la sorella di Vincenza, Silvana Mannino, 30 anni e la madre Rita Pulvirenti, 54 anni, ieri a colpi di pistola a Loreto.

I due si erano visti al mare a Porto Recanati (Macerata) poche ore prima del duplice omicidio e lei aveva respinto nuove richieste di ritornare insieme. Nulla pero’ faceva pensare al tragico epilogo, forse causato da un raptus di gelosia e da problemi personali che l’uomo stava cercando di superare con l’aiuto di una psicologa di Ancona.

La relazione durata quattro anni tra Vincenza – sposata e madre di una ragazzina di 11 anni e di un bimbo di 7 – e Claudio Alberto – sposato, separato e padre di un sedicenne e di una ragazza poco piu’ grande – si era interrotta un anno fa, quando lei aveva deciso di riavvicinarsi al marito e lasciare Porto Recanati per tornare con lui alla loro citta’, Catania.

Nell’ultimo anno i due si erano sentiti ancora e, con l’arrivo in vacanza di Vincenza a Grotte di Loreto (Ancona), il 19 luglio, nella casa dove i suoi genitori si sono trasferiti da circa un anno, si sono anche rivisti in amicizia. Ieri mattina le ennesime avances di Sopranzi, guardiano al camping Conero Azzurro a Marcelli di Numana, respinte evasivamente dalla donna con un ”ci sentiamo”. Nel pomeriggio la mattanza, per cui la ventottenne, ancora scossa e dolorante, non riesce a trovare una vera causa scatenante e che Sopranzi dice di non ricordare nel dettaglio. ”Ho sparato a delle persone, non vi vedro’ piu’, vado dai carabinieri”, dira’ piu’ tardi a moglie e figli in una telefonata disperata prima di costituirsi alla caserma dei militari di Numana dove si trovava gia’, sotto choc, la sua famiglia al completo. Tre ore prima, alle 15:30, si era presentato in mountain bike davanti alla casa dei genitori di Vincenza e aveva fatto fuoco senza dire una parola. Approfittando dell’uscio aperto, era entrato e aveva esploso una raffica di colpi (fra 7 e 13) di pistola calibro 7,65 detenuta regolarmente per uso sportivo ma portata illegalmente fuori casa, che hanno ferito Vincenza e non hanno lasciato scampo alle altre due donne colpite alle gambe, al torace e all’addome. ”Che ci fai qua…”. Vincenza riesce a pronunciare solo queste tre parole, prima della scarica di colpi che raggiungono lei e la sorella, in soggiorno, e la madre in un’altra stanza. Dentro casa i due bimbi piu’ piccoli – il figlio di 7 anni di Vincenza, e il suo nipotino di un anno e mezzo, che forse stavano dormendo – miracolosamente usciti indenni dalla sparatoria. Fuori in giardino, l’altra ragazzina di 11 anni che si nasconde dietro alcune piante.

Poi, dopo essersi consegnato ai carabinieri, l’interrogatorio fiume fino all’1:30, davanti al pm Valeria Sottosanti e al procuratore Elisabetta Melotti che gli contestano le accuse di omicidio premeditato pluriaggravato, tentato omicidio e porto abusivo d’arma. ”Cos’ho fatto, c’e’ qualcuno vivo?” chiede durante l’interrogatorio Sopranzi – difeso dall’avv. Roberto Marini – che parla dei suoi problemi, della psicologa, del suo incontro in spiaggia con Vincenza. I delitti? ”Non ricordo nulla”. Per chiarire la dinamica del fatto domani verra’ eseguita ad Ancona l’autopsia sulla vittime, per cui oggi e’ stato affidato l’incarico al medico legale Adriano Tagliabracci. Domattina probabilmente ci sara’ la convalida del fermo.