Luca Buttarello, il poliziotto malato di tumore che deve risarcire 310mila euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Maggio 2020 15:13 | Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2020 15:13
Luca Buttarello, il poliziotto malato di tumore che deve risarcire 310mila euro

Luca Buttarello, il poliziotto malato di tumore che deve risarcire 310mila euro (Foto Ansa)

ROMA – Poliziotto malato di tumore al cervello: “Devo risarcire 310mila euro”. E scrive anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Presidente mi aiuti”.

E’ la storia di Luca Buttarello, un poliziotto di 55 anni, in servizio a Padova. Tutto comincia il 31 marzo del 1992 quando Buttarello si trova a intervenire alla stazione metro di Milano.

Durante un fermo di Polizia per l’identificazione di una persona, sarebbe partito un calcio al basso ventre del fermato. A sferrare il calcio, però,  – come spiega l’accusa – non è Buttarello, ma un collega. 

Denunciato l’agente che tirò il calcio, ma anche Buttarello (e altri tre colleghi presenti). E nonostante il poliziotto si fosse sempre espresso come estraneo ai fatti, la Corte lo condannò ad otto mesi di reclusione.

Condannato perché non ha impedito che il collega sferrasse quel calcio.

Stabilito anche un risarcimento: oltre 300mila euro a titolo di danno che il ministero ha ritenuto di riconoscere ed elargire alla parte lesa che con il calcio perse un testicolo.

Poi la diagnosi del tumore, la malattia, un dramma scaturito secondo l’agente “dopo 27 anni di ansie, sofferenze, notti insonni ed esborsi di denaro per tentare di difendermi con infiniti rispetto e pazienza nel sistema processuale (penale, contabile e disciplinare)”. 

Luca Buttarello allora scrive a Mattarella.

“Per ora mi è stato pignorato un quinto dello stipendio ed ipotecata la casa di famiglia a me intestata, un vecchio immobile frutto esclusivo di una vita di lavoro del mio stimato padre ultra-novantenne”, scrive a Mattarella il poliziotto.

“Aldilà della verità fattuale così come ricostruita dai Tribunali, mi sento come un fusibile a basso amperaggio di un circuito elettrico chiamato a sobbarcarsi da solo, in virtù del principio solidaristico, un importo da capogiro che faccio perfino fatica a pronunciare e di cui non ho alcuna disponibilità”.