La storia di Luca: miglior professore dell’anno, ma è disoccupato

Pubblicato il 7 Luglio 2010 14:47 | Ultimo aggiornamento: 7 Luglio 2010 14:47

Può restare senza lavoro, cioè senza cattedra il professore riconosciuto, insignito e lodato come il miglior “insegnante dell’anno”? Non è uno scherzo, è storia vera, quella del professore di scuola media Luca Piergiovanni,37 anni. Luca è il migliore docente dell’anno: un riconoscimento ambito, che farebbe saltare di gioia qualunque insegnante. E lui felice lo è stato davvero per quel premio conferitogli dall’Anp, l’Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola.

Però succede anche, in questa storia italiana, che un’eccellenza della nostra scuola come Luca venga lasciata a casa. Disoccupato. Perchè è giovane, bravo, laureato con lode, stimato dai suoi alunni, ma precario. Premiato perchè ha introdotto l’innovazione tecnologica nella sua scuola, insegnando ai suoi ragazzi ad avere dimestichezza col pc. Ma nel contempo Luca è a casa, costretto, per la quinta volta, ad iscriversi al centro dell’impiego di Como, dove si è trasferito a causa del suo lavoro.

Una storia italiana, quella di Luca, perchè è anche la storia di chi, nonostante tutto, si ingegna per raggiungere uno stipendio di 1300 euro. Si è inventato i corsi pomeridiani che gli hanno permesso di ottenere il riconoscimento di docente dell’anno. Aveva tentato la carriera accademica, ma dopo due pubblicazioni scientifiche e tante pacche sulle spalle, nessun contratto. Così è tornato a scuola, ma da insegnante, armandosi di buona volontà e partendo alla volta di Uggiate-Trevano, provincia di Como, perchè ad Arezzo, la sua città, non c’è posto.

“Non sono un martire – dice Luca intervistato dalla Stampa -. Ma quando sento parlare di fannulloni mi viene da piangere. Ci chiamano ragazzi ma mi sembra assurdo che a 37 anni uno non possa pensare di crearsi una famiglia”. Il premio gli verrà consegnato da Mariastella Gelmini e lui in quell’occasione ha intenzione di rivolgere al ministro dell’Istruzione una domanda gettonatissima tra i suoi coetanei ma che sembra non avere risposta: “Com’è possibile che in Italia l’impegno e il merito non paghino mai?”.