Luca Tacchetto e Edith Blais rapiti dagli islamici si sono convertiti per finta per salvarsi. Silvia Romano invece si convertì veramente

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Gennaio 2021 12:16 | Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2021 12:16
Luca Tacchetto e Edith Blais rapiti dagli islamici si sono convertiti per finta per salvarsi. Silvia Romano invece si convertì veramente

Luca Tacchetto e Edith Blais rapiti dagli islamici si sono convertiti per finta per salvarsi. Silvia Romano invece si convertì veramente (foto Ansa)

Edith Blais, la ragazza canadese sequestrata per 15 mesi tra il dicembre del 2018 e il marzo del 2020 in Africa insieme all’italiano Luca Tacchetto, in un libro autobiografico, “Le sablier”, ha svelato alcuni dettagli del rapimento.

Edith e Luca si conoscono nel 2016. Da allora iniziano a fare diversi viaggi insieme tra cui quello del dicembre del 2018: dal padovano partono in auto verso l’Africa centrale.

In Burkina Faso, all’interno del Parco degli Elefanti, il sequestro.

“Ci aspettavano sei uomini in turbante, armati di kalashnikov – racconta la ragazza -. Quattro di loro si gettarono su Luca, puntandogli contro le pistole come pazzi”.

La canadese racconta dei continui passaggi da una banda al di rapitori all’altra, alcune composte da bimbi-soldato. “Potevano avere dai 13 ai 15 anni, militari in miniatura con in mano grandi kalashnikov”.

Il 4 marzo del 2019, 79 giorni dopo il rapimento, Luca ed Edith vengono separati. I nuovi sequestratori la costringono alla conversione all’Islam, Edith finge di accettare: “Mi sono lavata e ho indossato il hijab, dovevo sopravvivere e la conversione era il male minore. Oggi non ho conservato nulla di questa religione”.

Non per tutti è andata così come dimostra, per esempio, il caso di Silvia Romano.

Luca Tacchetto e Edith Blais e la fuga in Mali

Poi, infine, la fuga prima con l’aiuto di un camion e poi con un aereo che li ha portati fino a Bamako, la capitale del Mail, dove incontrano un delegato dell’Onu:

 “Avrei voluto stringergli la mano, ma invece mi ha offerto il suo gomito. L’ambasciatore ha capito che non sapevamo nulla e quindi ci ha spiegato che eravamo nel bel mezzo di una pandemia. Per la prima volta ho sentito parlare del coronavirus“.