Luca Traini, gli immigrati prima della sparatoria: “Spari? Impossibile, siamo in Europa”

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 febbraio 2018 8:27 | Ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2018 9:52
Gli immigrati poco prima di essere colpiti da Luca Traini: "Ma quali spari, siamo in Europa"

Luca Traini (foto Ansa)

MACERATA – “Spari? Ma quali spari… qui siamo in Europa!”. Sabato mattina Wilson, giovane ghanese di 21 anni, ha avuto appena il tempo di pronunciare queste parole prima di essere colpito da uno dei proiettili sparati da Luca Traini nel suo raid xenofobo per le vie di Macerata.

Wilson stava uscendo dal parrucchiere, si è ritrovato all’ospedale: il proiettile gli ha trapassato il torace, ma senza ledere organi. Non è in pericolo di vita, ma è tra i feriti più gravi tra le sei persone, tutte di colore, centrate da Traini.

E’ arrivato in Italia più di un anno fa, sta seguendo un progetto di inserimento del Gus, Gruppo Umano Solidarietà, e, secondo gli operatori, è integrato perfettamente in Italia, “è sempre presente a corsi di italiano e a tutte le attività”. Sinora i corsi per lui sono stati prevalentemente educativi e culturali, “ma – dicono al Gus – stavamo cominciando a valutare dei corsi di formazione e avviamento al lavoro”.

Festus, nigeriano, poco più di 30 anni, è stato trasportato all’ospedale di Ancona per un intervento al braccio. E’ stato particolarmente sfortunato, perché lui, che progetta di frequentare un corso di carrellista per carrelli elevatori, abita a Servigliano (Fermo) ed era venuto a Macerata per alcune spese.

Complessivamente i sei feriti (tutti inseriti in programmi per i richiedenti asilo o di prima accoglienza) stanno abbastanza bene, tanto che due hanno lasciato domenica l’ospedale di Macerata, dovranno solo tornare per le medicazioni.

Jennifer, ferita ad una spalla, deve essere operata. “Eravamo un gruppo numeroso alla fermata dell’autobus alla stazione ferroviaria, mi sono salvata perché una persona che era con me mi ha dato una spina facendomi cadere”.

Nessuno ha voglia di dire da dove viene e come è arrivato: “Navi, barche…”. La paura è palpabile. “Adesso hanno paura a girare per la strada – spiegano gli operatori – sono doppiamente traumatizzati, perché sono fuggiti da situazioni di violenza e guerra e pensavano di avere trovato un rifugio. Invece…”. All’ospedale non sono mai arrivati due pazienti fantasma: ci sono state chiamate per i mezzi di soccorso, ma quando le ambulanze sono arrivate sul posto non hanno trovato nessuno.