Luca Traini dedica a Pamela Mastropietro il libro scritto in carcere

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Ottobre 2019 12:12 | Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre 2019 12:12
Luca Traini

Luca Traini al processo (Foto Ansa)

ANCONA  – Luca Traini ha dedicato a Pamela Mastropietro il suo libro scritto nel carcere di Montacuto ad Ancona, dove si trova a scontare una condanna in primo grado a dodici anni di detenzione per il raid contro i migranti a Macerata del 3 febbraio 2018 in cui ferì sei persone. 

Proprio per vendicare l’omicidio di Pamela Mastropietro, ammazzata e fatta a pezzi a diciotto anni, Traini disse di aver compiuto il raid punitivo, avvenuto pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo della ragazza in un trolley. Traini ha sempre motivato il raid con il desiderio di ‘vendicare’ Pamela. Secondo quanto reso noto dal suo avvocato, adesso sta cercando un editore e intende destinare il ricavato delle vendite del libro a soddisfare le parti civili.

Il processo a Luca Traini

Traini, 30 anni, è in aula ad Ancona per il processo davanti alla Corte d’assise d’appello. Prima dell’udienza il suo difensore, Giancarlo Giulianelli, ha ribadito tesi e istanze difensive: esclusione del reato di strage e dell’aggravante di odio razziale, attenuanti generiche.

Il processo si svolge con rito abbreviato a porte chiuse. Prima dell’inizio dell’udienza il difensore di Traini ha ribadito che, secondo la difesa, l’accusa di strage non è sostenibile giuridicamente e che l’aggravante di odio razziale non sussiste.

La “questione odio razziale è stata una po’ cavalcata – ha sottolineato l’avvocato – sull’onda anche mediatica del momento in cui sono giunti questi fatti di Macerata. Era un momento particolare per la vita politica del Paese, c’erano le elezioni da lì a un mese. L’odio razziale non esiste – ha aggiunto, in riferimento al fatto specifico -, Traini sta in carcere tra i detenuti comuni e non ci sono problemi di nessun genere. Già al Rop (Reparto osservazione psichiatrica a Piacenza, ndr) stava in cella insieme a un detenuto di colore”.

Di opinione opposta l’avvocato Paolo Cognini, legale di alcuni dei migranti feriti: “Riteniamo che la sentenza vada confermata – ha affermato – e che debbano essere rigettate le richieste formulate dall’imputato nell’atto d’appello”. La “matrice ideologica” degli spari contro i migranti, secondo Cognini, “è indubitabile, si colloca nel momento storico in cui vengono compiuti gli atti”. Sul presunto “processo di maturazione Traini, non sappiamo nulla e non c’è stato comunicato niente di formale circa la volontà di risarcire il danno. La matrice della sua condotta è chiaramente di ordine razziale”. (Fonte: Ansa)