Luca Traini, il Riesame: “Deve restare in carcere. Non ha mostrato nessun segno di pentimento”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 maggio 2019 12:54 | Ultimo aggiornamento: 8 maggio 2019 12:54
Luca Traini, il Riesame: "Deve restare in carcere. Non ha mostrato nessun segno di pentimento" (foto Ansa)

Luca Traini, il Riesame: “Deve restare in carcere. Non ha mostrato nessun segno di pentimento” (foto Ansa)

ROMA – Luca Traini, il trentenne che a febbraio del 2018 sparò contro sei migranti per le strade di Macerata, deve restare in carcere perché non ha mostrato nessun segno di pentimento.

E’ quanto affermano i giudici del Tribunale del Riesame di Ancona che hanno rigettato la richiesta di modifica della misura cautelare presentata dall’avvocato di Luca Traini, Giancarlo Giulianelli. A riportare parte delle motivazioni è il quotidiano locale Cronache Maceratesi.

“Il vero punto di contestazione – scrivono i giudici – attiene alla valutazione della personalità dell’imputato il quale, secondo la difesa, avrebbe mostrato indici di sicuro ravvedimento in relazione alle condotte poste in essere”.

Ma il Collegio, si legge non ritiene “che dagli atti si rinvengano elementi che possano condurre ad una differente, rispetto a quella iniziale, valutazione della personalità dell’imputato, non potendosi certo ritenere che una sola proposizione di pentimento, la cui veridicità viene messa in discussione dalla stessa Corte nella motivazione della sentenza, pentimento ritenuto ‘tardivo e poco convincente’, possa far giungere ad una differente valutazione a fronte della gravità della condotta anche in ragione delle motivazioni che vi erano alla base e che la Corte stessa ha pienamente riscontrato”.

E ancora: “Dagli atti è anche emersa l’ipotesi – non del tutto accertata – di un tentativo da parte di Traini di manipolazione dei risultati di parte dei test psicodiagnostici cui era stato sottoposto”. Per questo, si legge ancora, “appare evidente che a fronte della gravità delle condotte poste in essere, la cui piena comprensione del disvalore, era dunque presente sin dall’inizio nell’imputato, non può ritenersi che un mero pentimento possa far ritenere diminuita la sua pericolosità sociale”.

Dalla sentenza di primo grado inoltre emerge come “pienamente provato sia il movente legato all’odio razziale, emerso sin dalle prime dichiarazioni rese, come riportate nella sentenza e, – come giustamente sottolineato – al di là del presunto pentimento, ciò che va evidenziato è che lo stesso Traini abbia negato e tuttora non riconosce che il movente era proprio quello dell’odio razziale, indice questo di una perdurante non comprensione del disvalore aggiunto delle condotte poste in essere ma anche del permanere intatta della sua pericolosità sociale per una mancanza di reale comprensione dei fatti”. Fonte: Cronache Maceratesi.