Lucca, Imam rimpatriato in Marocco: “E’ minaccia per lo Stato”

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 Marzo 2015 7:06 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2015 2:44
Lucca, Imam rimpatriato in Marocco: "E' minaccia per lo Stato"

Lucca, Imam rimpatriato in Marocco: “E’ minaccia per lo Stato”

LUCCA – Era uno dei predicatori del centro di preghiera islamico di Capannori, alle porte di Lucca. Ma le sue espressioni di carattere radicale e “sprezzanti nei confronti dell’Occidente” hanno indotto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, a disporne l’allontanamento ed il ritorno in Marocco, il Paese di cui è originario. Il provvedimento è stato eseguito venerdì dalla polizia della città toscana. La casa dell’uomo, 33 anni, che viveva da tempo a Camigliano, una località nei pressi di Lucca con la famiglia e lavorava come operaio, è stata perquisita. L’imam era tenuto d’occhio da tempo soprattutto per i toni delle sue prediche. Poi la voce, non confermata ufficialmente, che il fratello dell’uomo sia morto alcuni mesi fa combattendo nelle file dell’islamismo radicale in Siria.

La presenza del 33enne marocchino e la sua attività nel centro di preghiera, un capannone lungo la strada provinciale con un grande piazzale davanti che tutti nella zona definiscono “la moschea”, sono state ritenute dal Viminale “una minaccia per la sicurezza dello Stato”. Così è scattato il provvedimento, proprio nel venerdì di preghiera: l’uomo, dopo la perquisizione, è stato portato in questura a Lucca e poi accompagnato a Roma per essere imbarcato sul volo del rimpatrio.

“Continua senza sosta azione di prevenzione e contrasto del terrorismo”, ha twittato il ministro dell’Interno Angelino Alfano dando notizia dell’espulsione del giovane imam.

Nei giorni scorsi, proprio in Toscana, erano state eseguite alcune perquisizioni collegate all’operazione di digos e procura di Brescia contro una cellula di estremisti islamici attiva in Italia e nei Balcani. In particolare, in provincia di Massa Carrara, è stata perquisita un’abitazione di un tunisino che avrebbe avuto contatti ripetuti con soggetti oggi sottoposti ad ordinanza di custodia cautelare: due cittadini albanesi, zio e nipote che secondo le indagini stavano reclutando aspiranti combattenti, per instradarli tra le milizie dello Stato Islamico.

Infine a Pistoia e in Valdinievole sono state perquisite le abitazioni di quattro nordafricani: le verifiche sono scattate per persone ritenute vicine a ambienti dell’islamismo radicale.