Lucia Bellucci uccisa, Vittorio Ciccolini condannato a 30 anni di carcere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 ottobre 2014 10:37 | Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2014 10:37
Lucia Bellucci uccisa, Vittorio Ciccolini condannato a 30 anni di carcere

Lucia Bellucci uccisa, Vittorio Ciccolini condannato a 30 anni di carcere

VERONA – Vittorio Ciccolini, avvocato di Verona, è stato condannato a 30 anni di carcere con l’accusa di aver ucciso l’ex fidanzata Lucia Bellucci, trovata morta il 9 agosto 2013 a Pinzolo, in provincia di Trento. La donna fu trovata morta nell’auto di Ciccolini con  due coltellate e poco prima dell’omicidio aveva sporto denuncia per stalking.

Il Gazzettino scrive:

“Per Ciccolini, non presente in aula, l’udienza di oggi (8 ottobre, ndr) è iniziata alle 11.30 ed è terminata dopo quasi tre ore. Respinta come inammissibile un’ultima perizia della difesa, la condanna del giudice Carlo Ancona, oltre ai 30 anni di reclusione, ha deciso per l’avvocato veronese anche l’interdizione dai pubblici uffici e risarcimenti danni per il padre Giuseppe e la madre Maria Pia, per i loro due figli Elisa e Carlo, per il marito separato della Bellucci e per il suo compagno dell’epoca dell’omicidio”.

Giuseppe Grandi, legale della famiglia di Lucia, ha dichiarato:

“«Ho apprezzato la rapidità con cui è stata emessa la sentenza, con un dispositivo che la famiglia prende in positivo, pur nel dramma totale di un simile caso. Si tratta di un episodio che rientra in un fenomeno di estrema gravità sociale»”.

Giulia Bongiorno, che con la sua associazione “Doppia difesa” aveva accettato l’incarico di seguire la vicenda giudiziaria della vittima, ha dichiarato:

“«Credo che anche la compostezza dei familiari documenti come si tratti di una vicenda drammatica in cui però non ci sono vincitori né vinti. La condanna segna comunque un momento di giustizia e ritengo il tipo di pena adeguato, nonostante i tentativi legittimi della difesa di arrivare a una soluzione diversa tra cui c’era stata quella dell’incapacità d’intendere e di volere per l’imputato.

Il giudice ha emesso la sentenza con grande lucidità, dando atto della gravità dei fatti. Non esultiamo, perché in questi casi non si esulta, ma un po’ di giustizia è importante: questa sentenza dice che lo Stato italiano non accetta la violenza contro le donne. E “Doppia difesa” è accanto alle donne in questa battaglia, in cui una pena adeguata è uno dei tanti piccoli tasselli»”.

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