Lucia Morselli (Ast) a ministro Guidi: “Pagheremo stipendi”. Era una bugia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 novembre 2014 10:36 | Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2014 10:36
Lucia Morselli (Ast) a ministro Guidi: "Pagheremo stipendi". Era una bugia

Gi operai Ast in corteo a Terni (foto Ansa)

ROMA – Si era impegnata davanti al ministro Federica Guidi: “Pagheremo gli stipendi di ottobre”. Impegno che aveva preso  Lucia Morselli, l’amministratore delegato delle acciaierie Ast di Terni. Ebbene, ora si può dire, Morselli ha detto una bugia. Cronaca pura e semplice visto che oggi è lunedì 3 novembre e gli operai quello stipendio non l’hanno ancora ricevuto.

E non si tratta neppure si un semplice ritardo dovuto a difficoltà. Si chiama in un altro e più sgradevole modo: ritorsione. E anche qui è pura e semplice cronaca. Perché che sia azione punitiva contro gli operai che scioperano, quindi ritorsione, lo dice ancora una volta la società che Morselli gestisce. E lo dice con un comunicato stampa:

“Acciai speciali Terni – precisa di avere già anticipato nel comunicato del 24 ottobre scorso che le difficoltà nello svolgimento delle normali prestazioni lavorative avrebbero potuto comportare un ritardo nella normale erogazione degli stipendi del mese. Nello stato attuale, persistono le medesime difficoltà a causa del protrarsi delle astensioni dal lavoro dei dipendenti dell’azienda e quindi al momento non è stato possibile dare corso al pagamento delle retribuzioni”.

Significa né più né meno che Ast  pagherà gli stipendi alla fine degli scioperi, e chiede anche agli operai di farla finita in fretta:

“Auspica che tale operatività possa essere ripresa con la massima urgenza”. 

Che sia ritorsione, anzi “infelice ritorsione” lo dice chiaramente sul Corriere della Sera Dario Di Vico. Il corsivo del giornalista su Morselli è durissimo. Prima definisce con sarcasmo “geniale” l’idea della Morselli, poi la accusa di voler

 versare altra benzina sul fuoco inventando una forma di ritorsione davvero infelice.

Di Vico ne ha anche per la Thyssen, accusata di essere “scorretta e sorda agli interessi del territorio”:

Il caso dell’Ast è complesso e tira in ballo miopie comunitarie e decisioni aziendali non meditate, bisognerebbe lavorare tutti insieme per aprire la strada a una soluzione ragionevole e invece Morselli sceglie la strada opposta. La Thyssen è forse la multinazionale che in Italia ha avuto in questi anni la linea di condotta più scorretta e sorda agli interessi del territorio e del lavoro e, purtroppo, sta riconfermando questa vocazione. Finora in Italia negli anni della Grande Crisi non abbiamo avuto fiammate di conflitto operaio, anzi gli scioperi endemici si sono concentrati quasi esclusivamente nel settore dei trasporti locali e invece in tutte le vertenze aziendali legate a ristrutturazione e ridimensionamenti di imprese manifatturiere i sindacati hanno dato tutto sommato prova di equilibrio e pragmatismo.