Ludovico Caiazza si è impiccato in cella. Accusa: omicidio di Giancarlo Nocchia gioielliere di Prati

Pubblicato il 20 luglio 2015 8:11 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2015 10:53
Ludovico Caiazza si è impiccato in cella. Accusa: omicidio di Giancarlo Nocchia gioielliere di Prati

Ludovico Caiazza al momento dell’arresto (LaPresse)

ROMA –  Ludovico Caiazza, arrestato per l’uccisione del gioielliere di Prati, a Roma, si  è ucciso in carcere a Roma impiccandosi con un lenzuolo in cella.

Ludovico Caiazza, 32 anni, napoletano, era ritenuto il presunto killer di Giancarlo Nocchia, il gioielliere romano ucciso durante una rapina mercoledì 15 luglio 2015 nel suo negozio di via dei Gracchi nel centralissimo quartiere Prati.

Ludovico Caiazza è stato trovato impiccato con un lenzuolo intorno alla mezzanotte dagli agenti della polizia penitenziaria durante un controllo dei detenuti del reparto grande sorveglianza del carcere romano. Inutili i soccorsi, perché all’arrivo dell’ambulanza del 118 per  Ludovico Caiazza,  non c’era più nulla da fare.

Secondo quanto si è appreso, il suicidio è avvenuto nella tarda serata di domenica.  Caiazza era solo nella cella. E in servizio, nel momento del suicidio, sarebbero stati soltanto due agenti. Per fare luce sulla vicenda è stata aperta una inchiesta.

 

Caiazza si sarebbe tolto la vita  nei sette minuti che intercorrono tra una conta e l’altra in una cella della settima sezione, quella dei ‘nuovi giunti’, nel carcere di Regina Coeli. E’ quanto si apprende da fonti inquirenti secondo cui i primi ad intervenire per sono stati gli agenti della penitenziaria che hanno tagliato il cappio con il presunto killer del gioielliere romano si è tolto la vita. In base a quanto si apprende, inoltre, Caiazza nel pomeriggio di domenica ha avuto un colloquio con una psicologa del carcere. La specialista avrebbe riscontrato “un forte stato di agitazione” ma nulla che facesse presagire il gesto estremo. Caiazza, sempre ieri, aveva incontrato nel carcere per oltre un’ora il suo avvocato.

Caiazza era stato fermato sabato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma su un treno all’altezza di Latina. Quando è stato bloccato aveva con sé il cellulare della vittima, una pistola addosso e un’altra nel borsone dove custodiva anche decine di gioielli, alcuni con la targhetta della gioielleria di via dei Gracchi e contanti. Gli investigatori lo stavano cercando da giorni.

I sospetti si erano concentrati sul pregiudicato napoletano fin da subito con i primi risultati dei rilievi tecnici effettuati dai carabinieri del Ris che hanno isolato impronte digitali e tracce biologiche all’interno del laboratorio dell’orafo e su un portagioielli che durante la fuga il rapinatore ha perso in strada. Ma il rapinatore era riuscito a far perdere le sue tracce lasciando Roma la sera del ‘colpo’. Per quattro giorni neanche la compagna e i familiari avevano avuto sue notizie.

Sabato ha telefonato col cellulare a un suo amico di Latina spiegandogli che era intenzionato a tornare a Roma per prendere alcune cose e poi ripartire. Così i militari del Nucleo investigativo hanno controllato con personale in borghese tutti i treni diretti nella Capitale e lo hanno fermato su un convoglio partito da Caserta.