Lui esodato, lei 500€ di pensione. Suicidio per miseria e vergogna

di Emiliano Condò
Pubblicato il 5 Aprile 2013 20:42 | Ultimo aggiornamento: 5 Aprile 2013 20:46

Il palazzo dove abitavano Romeo e Annamaria (foto Ansa)

CIVITANOVA MARCHE – Lui si chiamava Romeo Dionisi, aveva 62 anni, ed era un ex muratore poi diventato un esodato. Lei si chiamava Annamaria Sopranzi, era moglie di Dionisi, aveva 68 anni e viveva con una pensione da  più o meno 500 euro al mese. E poi c’era Giuseppe, 72 anni, fratello di Annamaria. Romeo, Annamaria e Giuseppe si sono uccisi venerdì mattina a Civitanova Marche.  Romeo e Annamaria  lo hanno fatto impiccandosi uno vicino all’altra perché disperati per la miseria e per gli stenti. Giuseppe lo ha fatto poco dopo, con una corsa verso il porto e un tuffo in mare perché non ha retto alla notizia.

Tre morti, quelle di Civitanova, che non possono essere spiegate ma che casomai pretendono una spiegazione. Dionisi dopo una vita da muratore era rimasto senza lavoro. In quel limbo di chi non può andare ancora in pensione, non ha i soldi per pagare i contributi obbligatori e non riceve quanto gli spetta dai precedenti datori di lavoro. Così, a 62 anni, si è trovato a vivere della sola pensione della moglie. Una pensione poco più che minima di una artigiana. 500 euro in due dopo una vita di lavoro. Con un affitto da pagare, un lavoro che non si trova più neppure a cercarlo in modo ossessivo tutti i giorni.  Troppi pochi i soldi, e troppe le umiliazioni.

Così come troppo umiliante, hanno pensato i due, era chiedere aiuto. Romeo e Annamaria, semplicemente, si vergognavano. Dignità gli imponeva di non chiedere l’elemosina, motivo per cui hanno scelto di morire. I coniugi vivevano nello stesso palazzo di Ivo Costamagna, presidente del Consiglio comunale di Civitanova. Lui gli aveva suggerito di rivolgersi ai servizi sociali. Offerta “solidale” che ai due deve essere, forse, sembrata uno schiaffo, un’offesa. E offerta comunque declinata.

Fino a stamattina quando Romeo e Annamaria hanno preparato un biglietto in cui si scusavano con tutti per il loro gesto, lo hanno messo sul cruscotto della loro auto insieme al  numero di telefono della sorella della donna, hanno preso le corde, sono scesi in garage e si sono impiccati. Vicini. E hanno archiviato così per sempre il problema dell’affitto, del cibo, della miseria.  Alla scena non ha retto il fratello di Annamaria. Quando ha visto i corpi è corso verso il porto e si è buttato in mare. E non è stato ripescato in tempo.

Il resto della storia è dichiarazioni di politici e affini. Tutti scossi, tutti che chiedono di fare qualcosa. Non per loro tre. Romeo e Annamaria non erano “indignati”, e hanno scelto di morire con compostezza. Scusandosi per il disturbo. Scusandosi per averci obbligato a riflettere.