Luigi Crespi su processo Hdc: “Non una sentenza, ma un’agghiacciante vendetta”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 settembre 2013 18:25 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2013 18:25
Luigi Crespi su processo Hdc: "Non una sentenza, ma un'agghiacciante vendetta" (LaPresse)

Luigi Crespi su processo Hdc: “Non una sentenza, ma un’agghiacciante vendetta” (LaPresse)

ROMA – Luigi Crespi, ex sondaggista di Silvio Berlusconi e spin-doctor di Gianni Alemanno, protesta sul suo blog contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano, che lo ha condannato a 6 anni e 9 mesi per la bancarotta di Hdc:

“Assisto allibito al macello che mettono in scena al tribunale di Milano. La speranza di avere giustizia entrando in quelle stanze ormai è nulla. Il rancore, la vendetta e l’odio trasudano in ogni angolo. Non sono servite neanche le parole del Procuratore Generale a placare il furore. Abbiamo liquidato le parti civili ipotecando il nostro stesso futuro e accettato la sentenza di primo grado benché la ritenessimo profondamente ingiusta. Ma non è servito a nulla. Dodici anni di processo per mettere in scena un rito che non ha nulla a che fare con la giustizia. Il mio peccato originale deve essere punito in modo esemplare perché chi non ha niente da “scambiare” con la pubblica accusa non può restare impunito. Continueremo in Cassazione la nostra battaglia e cercheremo di ottenere ascolto. Mi consolo pensando che, infondo, non ho ammazzato nessuno. E che la mia coscienza è pulita. Qualcosa che non potranno certo dire le eminenze togate che oggi hanno dato il peggio di se stesse”.

“Una sentenza incredibile, in vent’anni non avevo mai visto una Corte D’Appello che non tenesse in considerazione dell’integrale risarcimento del danno avvenuto tra il primo e secondo grado. – Dichiara Marcello Elia, avvocato di Luigi Crespi in un’intervista al Clandestinoweb in merito alla sentenza d’appello pronunciata oggi dalla Corte di Milano per il crac Hdc – Anche individuando correttamente l’effettiva responsabilità di Luigi Crespi, individuando cioè in lui una persona che non era stato un buon imprenditore, ma non certamente un bancarottiere, in grado di organizzare una distrazione così come è stata contestata nelle sentenze che oggi critichiamo e di cui oggi chiediamo l’annullamento in Cassazione. Già è capitato in più occasioni – continua l’avv. Elia – che la giurisprudenza della Corte d’Appello di Milano sulla bancarotta sia stata completamente disattesa dalla Corte di Cassazione. E’ capitato recentemente anche in casi diciamo importanti che la Corte di Cassazione ha invitato la Corte d’appello di Milano ad uniformarsi ad un orientamento più rispettoso della legge.”