Luigi Mirabelli, condannato per truffa e cancelliere in Procura a Milano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Dicembre 2013 9:00 | Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre 2013 9:00
Luigi Mirabelli, condannato per truffa e cancelliere in Procura a Milano

Luigi Mirabelli, condannato per truffa e cancelliere in Procura a Milano

MILANO – Si chiama Luigi Mirabelli, ha 66 anni e fino a pochi giorni fa lavorava come cancelliere alla Procura di Milano. Ovvero maneggiava documenti riservati. Tutto nonostante una condanna definitiva per truffa. Di cui in Procura nessuno sembrava saper nulla. Nonostante le accuse nei suoi confronti, “sostituzione di persona”, “atti falsi” poco o nulla si concilino con un posto di lavoro in Procura.

A raccontare la storia  è su Repubblica Emilio Randacio. Una storia incredibile. A cominciare dalle vicende giudiziarie di Mirabelli:

Le sue disavventure con la giustizia iniziano nel gennaio 2002. Undici anni fa, il Tribunale di Bergamo lo dichiara fallito. Poi è un crescendo di inciampi. Nel 2004 Mirabelli finisce condannato a 10 mesi e a 800 euro di multa per truffa, falso e sostituzione di persona (sentenza definitiva). Nel febbraio 2008 la «botta» più dura. Cinque anni e undici mesi per un’altra serie di truffe e un’altra bancarotta, questa volta fraudolenta. Tra le pene accessorie, il Tribunale — sempre di Bergamo — lo interdice anche dai pubblici uffici per cinque anni. Un obbligo che sarebbe dovuto scadere agli inizi di quest’anno.

Truffe, bancarotta e interdizione dai pubblici uffici. Non esattamente materiale da inserire con vanto in un curriculum. E invece, racconta Randacio:

 

E proprio in quei giorni, Mirabelli si materializza alla cancelleria della procura milanese, sportello 415 bis. Gli viene garantito un lavoro agevolato per aiutarlo a reinserirsi nella società? Probabile, visto che viene scarcerato da Bollate solo il 16 gennaio scorso. Peccato che in questo lasso di tempo il cancelliere pro tempore Mirabelli non sia rimasto proprio con le mani in mano. Mentre l’ex detenuto viene aiutato dalla giustizia, si procura un doppio lavoro, o almeno questo è convinta di poter dimostrare la stessa procura milanese. Insieme a Renzo Rossi, una vecchia conoscenza delle aule di giustizia, avrebbe partecipato a un’altra truffa. Il cancelliere truffatore si presenta nel 2009 — quando ancora si trova in carcere, sfruttando i primi permessi premio — in uno sportello bancario e introduce Rossi a un funzionario garantendo per lui. Il duo poco dopo inizia a emettere una serie di assegni scoperti — tra agosto e settembre saranno in tutto nove — per un importo totale di circa 30 mila euro.

Quindi la scoperta:

Mesi dopo, ad accorgersi del raggiro sarà, suo malgrado, un noto avvocato penalista. Mentre sta effettuando una operazione bancaria, scopre di essere finito nella black list dei clienti «protestati». Solo dopo la denuncia si scopre che l’identità del legale è stata utilizzata per ottenere il conto in banca, e il susseguente blocchetto degli assegni, da Mirabelli e da Rossi.I due vengono identificati nel 2012 per una leggerezza. Rossi si trova in un villaggio Valtur in Sicilia insieme alla sua famiglia. Ha comprato il viaggio con un assegno intestato all’avvocato. Quando l’agenzia di viaggi si accorge del raggiro, chiama il tour operator. Nel villaggio, Rossi ha dovuto presentare un documento di identità vero. Scatta la denuncia e qui spunta fuori anche il ruolo del cancelliere.