Estorsioni, imprenditore napoletano sul lastrico per la camorra: “Vivo di carità”

Pubblicato il 19 maggio 2010 13:33 | Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2010 13:33

«Ho perso tutto, immobili, case e negozi e ora non mi resta che la dignità, che voglio difendere strenuamente. Piuttosto che finire in mezzo alla strada preferisco levarmi la vita perché ritengo che sia meglio una morte dignitosa che una esistenza squallida». L’ultimo, disperato, appello è di Luigi Orsino, imprenditore di San Sebastiano al Vesuvio finito sul lastrico a causa della morsa dell’usura. Orsino, sconsolato, minaccia di levarsi la vita.

Nato a Ercolano, Orsino poteva dirsi un vincente: a Portici era proprietario, insieme alla moglie, di cinque negozi (tre di abbigliamento e due di mobili) ben avviati. Fino a quando non decise di acquistare un’abitazione che attirò l’attenzione della malavita organizzata: da quel momento sono iniziate le richieste di estorsione, corredate da minacce anche violente.

«Una mattina trovai le serrande di tutti i miei esercizi forate da colpi di arma da fuoco: fu quello il primo segnale dell’inizio della fine» ha spiegato Orsino. Ad un certo punto l’imprenditore non è più riuscito a far fronte alla richieste di denaro ed è stato costretto a rivolgersi agli aguzzini: «Segnò la nostra fine – ha detto l’imprenditore – perchè erano tutt’uno con i malavitosi del clan Vollaro che ormai ci stavano rendendo la vita un incubo».

Prima il baratto con mobili di valore, la vendita degli immobili: «Agli usurai ho dovuto cedere tre appartamenti, due a Roccaraso e uno a Ercolano – ha aggiunto affranto l’imprenditore – ho chiesto prestiti alle banche le quali, appena venivano a conoscenza della mia condizione mi chiudevano i rubinetti».

Orsino ha denunciato la sua storia alla procura ed ha cercato di risollevarsi avviando altre attività, tutte finite male. «Adesso vivo di carità – ha confessato – in particolare grazie all’aiuto del sindaco di San Sebastiano al Vesuvio che ormai mi fa anche la spesa e di Sergio Vigilante, presidente di un’associazione antiracket e antiusura il quale mi ha messo a disposizione il legale della sua organizzazione».