Luigi Preiti sano di mente. E al suicidio non ci ha mai pensato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Dicembre 2013 12:00 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2013 12:00
Luigi Preti nel momento dell'arresto

Luigi Preiti sano di mente. E al suicidio non ci ha mai pensato

ROMA – Quando ha puntato la sua pistola contro il carabiniere Giuseppe Giangrande Luigi Preiti era lucido e capace di intendere e di volere. Soprattutto al suicidio lo stesso Preiti non ci ha mai pensato, men che meno dopo l’attentato a Palazzo Chigi.

Lo psichiatra Pietro Rocchini irrompe nel processo ai danni dell’uomo che il 28 aprile scorso, giorno dell’insediamento del governo Letta, aveva aperto il fuoco ferendo gravemente il brigadiere Giangrande.

Preiti, conclude lo psichiatra,  non viveva affatto isolato, anzi partecipava a gare in un circolo di biliardo e “seratine”.

La relazione di  Rocchini ha conclusioni lapidarie:

“Al momento del fatto l’imputato presentava un modesto disturbo depressivo in un soggetto portatore di un disturbo di personalità. Tali componenti non avevano rilevanza psichiatrica forense e dunque per le loro caratteristiche e intensità non incidevano in modo significativo sulla sua capacità di intendere e di volere”.

E se l’accertamento medico era stato disposto dal giudice per vedere se Preiti fosse  processabile allora lo psichiatra arriva a conclusioni nette:

“Preiti mostra caratteristiche di personalità con larvata costante conflittualità nei confronti dell’ambiente (soprattutto “classe politica”, “Stato” e i suoi rappresentanti) e di un esame della realtà molto immaturo e superficiale. Anziché un autentico desiderio di morte si rileva una “aggressiva ricerca” di riconoscimento pubblico. Gli eventi oggetto di processo, quindi, non sono sembrati condizionati da una qualche patologia che abbia valore sul piano psichiatrico forense, capace cioè di limitare la capacità di intendere e di volere, ma da un fortissimo senso di rivalsa nei confronti “delle Istituzioni”, “dei politici” , dei loro rappresentanti, con l’immaturo desiderio di trasformarsi in una sorta di eroe vendicatore, pubblicamente riconosciuto”.