Luigi Rossi di Montelera morto durante una battuta di caccia in Val d’Aosta

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 novembre 2018 2:07 | Ultimo aggiornamento: 16 novembre 2018 2:07
Luigi Rossi di Montelera morto durante una battuta di caccia in Val d'Aosta

Luigi Rossi di Montelera morto durante una battuta di caccia in Val d’Aosta

TORINO – Luigi Rossi di Montelera, esponente della nobile famiglia piemontese della Martini&Rossi, l’azienda in cui ha mosso i primi passi di una lunga e brillante carriera, è morto durante una battuta di caccia. 

Dirigente d’azienda, industriale, politico, Rossi di Montelera si è sentito male in Val di Rhemes, in Valle d’Aosta. A dare l’allarme è stata la guardia del corpo, da un vicino rifugio, ma il trasporto in ospedale con l’elisoccorso si è rivelato inutile: l’imprenditore è morto poco dopo il ricovero in rianimazione.

Figlio del conte Napoleone Rossi di Montelera e della contessa Niccoletta Piccolini di Camugliano, Luigi Rossi di Montelera era uno degli ultimi esponenti della nobiltà torinese. Laureato in giurisprudenza a Torino, nell’azienda di famiglia – famosa nel mondo per il Martini e per il vermouth, oltre che per le sponsorizzazioni sportive – è arrivato sino alla vicepresidenza e, dopo la cessione alla multinazionale Bacardi, alla presidenza della Bacardi-Martini.

Ai vertici della Federvini e della Federazione nazionale degli industriali alimentari, è stato anche presidente di Confindustria Piemonte e nel consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio di Torino. Grande appassionato di politica, è stato deputato della Democrazia Cristiana dal 1976 al 1992 e, dal 1987 al 1989, sottosegretario del ministero di Turismo e spettacolo guidato dal ministro Franco Carraro.

Il suo nome è anche legato ad uno dei primi sequestri della criminalità organizzata. Esattamente 45 anni fa, proprio in questo periodo dell’anno, il giovane Luigi Rossi di Montelera, appena 27enne, venne rapito da alcuni banditi legati ai Corleonesi. Fu liberato dalla guardia di finanza, dopo una prigionia di quattro mesi nel bunker sotterraneo di una cascina di Treviglio, in provincia di Bergamo, demolita soltanto pochi anni fa, nel 2012, per far passare la linea ferroviaria ad Alta Velocità di cui era promotore il Comitato Transpadana, per una “buffa coincidenza” – come l’aveva definita lui stesso all’epoca – presieduto proprio da Rossi di Montelera.