Luigi Spaccarotella/ L’agente racconta a L’Espresso: “Così ho ucciso Gabriele Sandri”. E poi: “A volte sogno quell’autogrill, ma lui non lo sogno mai”. Il verdetto giusto? “Omicidio colposo”

Pubblicato il 11 giugno 2009 16:30 | Ultimo aggiornamento: 11 giugno 2009 16:30

spaccarotellaL’agente Luigi Spaccarotella si racconta al settimanale L’Espresso. Il poliziotto accusato di aver ucciso il tifoso della Lazio Gabriele Sandri – detto Gabbo – nel novembre 2007, si mostra abbastanza rilassato ed abbronzato per l’occasione; l’agente è in attesa della sentenza che verrà emessa il prossimo 11 luglio. Racconta: «A volte sogno quell’autogrill. Sono come sospeso su una nuvoletta e tutto intorno è sfuocato, ma lui non lo sogno mai». L’intervista si svolge nello stesso autogrill, a Badia al Pino sull’A1 in provincia di Arezzo, da dove partì il colpo che, attraversando l’autostrada, andò a colpire a morte il ragazzo romano.

L’agente di polizia dichiara di aspettarsi un verdetto giusto, che lo incrimini per omicidio colposo: «Non c’era da parte mia la volontà di uccidere nessuno e nemmeno di sparare un secondo colpo, dopo quello di avvertimento. Io nemmeno mi immaginavo che si trattasse di un’aggressione di tifosi, altrimenti mi sarei comportato diversamente. Pensavo che fosse in corso una rapina. Per questo ho sparato il colpo in aria e infatti i due gruppi si sono divisi. Poi li ho inseguiti correndo sull’altro lato dell’autogrill. Ho visto che erano saliti in macchina e mi sono fermato. Poi ho fatto un gesto come per indicarli. Mi sono reso conto di aver sparato quando ho sentito il colpo».

Per giustificare il colpo, l’agente spiega di aver provato a prendere il numero di targa dell’auto mantenendo però la pistola in mano mentre correva: «Ho visto l’auto sgommare via, non ho sentito vetri infranti ed ho pensato che mi fosse andata bene. Più tardi ho sentito un’altra pattuglia chiamare un’ambulanza, li ho capito quello che era successo, ed ho pensato subito a quello che sarebbe accaduto alla mia famiglia».

Spaccarotella racconta di non essersi accorto subito dell’accaduto «mi sembrava tutto così assurdo. Ho avvertito io moglie per telefono; lei aveva già sentito al telegiornale della morte di Sandri, le ho detto che ero coinvolto anch’io e che era successo un incidente».

Su quello che succede dopo, l’agente della stradale racconta: «Sono tornato in caserma ho informato il mio dirigente. Ero frastornato, mi sentivo smarrito. Pensavo solo alla mia famiglia. Il mio capo ha cercato di tranquillizzarmi».

Il Questore di Arezzo e il ministro dell’Interno, a detta de L’Espresso, hanno comunicato in ritardo l’accaduto alimentando e ricompattando le frangie più violente del tifo. Per Spaccarotella tutti i capi erano stati informati tempestivamente: «La morte di Sandri è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di un sentimento di odio verso la Polizia che si stava già incanalando verso la violenza. C’è stato persino chi ha sostenuto che avessi pareggiato i conti dopo la morte del sovrintendente Raciti a Catania».