Luisa Bonello, Secolo XIX: “Vescovo Vittorio Lupi molestato chiese aiuto a 007”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Febbraio 2015 15:38 | Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre 2016 20:16
Luisa Bonello, Secolo XIX: "Vescovo Vittorio Lupi molestato chiese aiuto a 007"

Luisa Bonello

SAVONA – Non solo una cattolica emarginata dalla Chiesa che si suicida e un ispettore della polizia postale in carcere per averle scucito settantamila euro: nell’inchiesta sulla morte di Luisa Bonello spunta un altro nome di rilievo. Quello di monsignor Vittorio Lupi, vescovo di Savona. Sarebbe stato proprio Lupi a mettere in contatto Bonello con l’ispettore Alberto Bonvicini, accusato di omicidio colposo per non aver capito che la donna avrebbe potuto suicidarsi e che non era il caso che tenesse una pistola in casa.

All’inizio del 2014 Luisa Bonello si era risentita per la decisione di Lupi di revocarle il mandato per dare l’eucaristia. Dopo quella decisione, scrive Giovanni Ciolina sul Secolo XIX, sono iniziate minacce e molestie telefoniche a Lupi. Addirittura la donna avrebbe minacciato di presentarsi armata davanti al palazzo vescovile.

 

“Bonvicini fatta breccia nella fiducia della donna riesce a fine maggio a farsi consegnare cinque assegni per un totale di 71mila euro spiegando alla donna di dover rientrare di una serie di debiti contratti nel mondo del calcio e in particolare all’epoca della sua permanenza nell’Albenga Calcio (amministratore delegato) e nel Borgorosso Arenzano (direttore sportivo)”.

Ad agosto Bonvicini decise di troncare la relazione, dopo che la donna era diventata “troppo presente, incontrollabile e un po’ troppo ossessiva, con un umore instabile”.

In particolare i rapporti tra i due cominciarono la via del tramonto quando Luisa Bonello cominciò a chiedere il rientro del prestito, ma soprattutto tornò a riprendere la sua battaglia contro il vescovo Lupi e la chiesa savonese. (…) A una settimana dal suicidio la donna manifesta la sua infatuazione e circonvenibilità sottolineando in un sms il suo amore per l’ispettore di polizia invitandolo a tenersi i soldi prestati «perché servono più a te che a me».”