Macerata, la fidanzata di Luca Traini: “La vera causa del raid sono io”

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 ottobre 2018 12:55 | Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2018 12:55
Macerata, la fidanzata di Luca Traini: "La vera causa del raid sono io"

Macerata, la fidanzata di Luca Traini: “La vera causa del raid sono io”

MACERATA – “Sono io la vera causa del raid” di Luca Traini. A parlare è la fidanzata del 29enne autore della sparatoria contro i migranti a Macerata del 3 febbraio scorso. Intervistata dal quotidiano la Repubblica, la giovane confessa di sentirsi responsabile di quella follia. A suo dire Traini avrebbe preso di mira quelli che considerava gli spacciatori della città per vendicarsi del fatto che lei stessa in passato ha fatto uso di droghe. 

“Non è un delinquente e quando uscirà dal carcere ci sposeremo e ci rifaremo una vita insieme”, spiega. Traini dovrà scontare 12 anni per strage, porto abusivo d’armi e danneggiamenti con l’aggravante dell’odio razziale. Quanto all’omicidio di Pamela Mastropietro, identificato come il movente della sparatoria, la fidanzata sostiene che quella “è stata la goccia” ma “io ho riempito il vaso”. Traini avrebbe cercato di allontanarla dal mondo della droga in tutti i modi: tenendola “ore al telefono per impedirmi di andare ai rave”, ma anche sfasciandole la macchina e “spaccando un finestrino con un cazzotto”.

Ogni tanto, spiega, “dava di matto, ma riuscivo a calmarlo”. Ci tiene a precisare però che non è mai stato violento nei suoi confronti. “Mi disse che gli spacciatori li avrebbe fatti fuori tutti”. Ma assicura che il suo fascismo “è solo di facciata”. La croce celtica che ha tatuata sul braccio e il cero di Mussolini in auto erano “per scherzo – dice – non gli dava la stessa importanza che gli diamo noi”. 

Poi, a sorpresa è la stessa ragazza a puntare il dito contro la propaganda del leader della Lega, Matteo Salvini. “Luca ne era influenzato perché è un ragazzo fragile e condizionabile” ammette. Quanto alla sua salute mentale, la fidanzata è convinta che Traini soffra di “un disturbo di personalità borderline” e che sia bipolare. “Me ne sono accorta cercando i sintomi su internet”. Ma i periti chiamati in causa durante il processo hanno attestato il contrario tant’è che la Corte d’Assise di Macerata lo ha giudicato “capace di intendere e di volere”.